Nicola Imbraguglio 1-2-3-4-5 -6 

 

 
                                                                                           

Nato a Cefalù il 17 giugno 1940, ci ha lasciato l’11 settembre 2004.
Laureato in giurisprudenza, è stato cofondatore e redattore dei periodici cefaludesi “Sicilia Nuova” e “Giorni  Nuovi”.

Con Giovanni Orlando ha scritto “Giuseppe Giardina significato di un impegno” – 1996

Con Domenico Portera “Quale Cefalù?” – 1974

Ha pubblicato tre raccolte di poesie:

“Momenti” – 1972

“Tra queste case” – 1977

“Racconti” – 1977

“La luna senza stelle” – 1990

“Oltre la collina”  - 2000

ha partecipato all’antologia poetica: “Oltre le nuvole” – 2003
Sue poesie sono state raccolte a cura del sito poesia creativa nel volume "Nicola Imbraguglio" - Poesie - (finito di stampare nel 2005)

 Cefalù

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La splendida Cefalù!

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I suoi racconti 

Desiderio

Tu che mi parli

Natale

E TU CHINI LA TESTA Silenzio PIETA’ Pace
PER QUESTO VIVO Sospiri L'appuntamento AMORE MIO   LUNA CEFALUDESE Nuvole Notte
Giunse la morte SOCI Il pescatore muto Sarà notte    Tu sei
Dille
 
Se quella sera

 

 Desiderio

Se riuscissi
a scuoterti dalle
tue ombre;
se ricordassi
solo il sapore del
nostro amore
e ancora le nostre
mani unite e
le tante carezze
sfioranti i nostri
corpi;
sentiresti come
veloce passa questo
tempo di uomini,
e questa notte
ti direbbe che
conta solo amarci.

 

 

Tu che mi parli

 

Lenta cade la pioggia
su questi tetti aperti
al respiro di mare.
Silenzio è tra vicoli
di tempi remoti.
Facile si fa
lasciarsi prendere
da teneri ricordi,
accomunarsi alla dolcezza
di questa terra,
pensare che così
sempre sarà;
ma gelido è il mio cuore
perchè so che la morte
arriverà anche per
queste pietre.

Natale

 

Abbaia ancora il cane
in quella casa
e il profumo di biscotti
caserecci richiama
serenità di tempi lontani
quando Natale era gioia
di famiglia e il freddo
promessa di giorni d'attesa.
Fioca e la luce tra le case
del borgo e vi regna
un silenzio che altrove
s'è spento.
Passato è il mio tempo
e questo silenzio
vorrei che tu potessi
un giorno ascoltare.

E TU CHINI LA TESTA


Fanno ciò che vogliono
perché tu non sai.
E questo tuo stato 
corrode le nostre pietre, 
fa abbattere le case 
dei tuoi antenati,
regalandoti la superbia
degli scienti, di quei furbi
che ti comandano e decidono 
di affamarti o di darti 
i loro avanzi.
E tu chini la testa 
attaccandoti ad un pezzo
di latta che, se vuoi,
puoi chiamare frigo, auto
o altro;
e loro ti strappano la terra,
i tuoi alberi, le tue erbe, 
e tu sei convinto 
che nulla puoi perché
così sempre è stato.
E il mutare del tempo
Più non ascolti,
come tuo figlio più
non conosce la mucca o la gallina
chiuso in un recinto per uomini
tra le illusioni di una follia
che giorno per giorno
cancella il tuo volto come
i tratti esenziali di questa
terra.
E ripeti le ingiustizie
subite dai tuoi padri,
spogliandoti di secolari tradizioni 
che, nel tempo, ti hanno reso
compagno, amico, fratello.
E i giorni sorgeranno
E nessuno più ricorderà 
quel pescatore che
stendeva la sua rete
nelle mattinate assolate
d’inverno.

Silenzio

Duro s’è fatto
il cammino di questa
penna, incapace di
tradurre quella stessa
sensazione di vuoto
nella quale conduco
i miei giorni.
Dovrei riuscire
a spogliarmi delle
mie cose inutili,
come albero
nel tardo autunno.
Intanto occorre
ritentare l’ascolto,
starsene zitti,
trovando la sincerità
di ammettere che nulla
delle cose che contano
so dirti.

 

 

PIETA’

Pietà per l’uomo
che a sera ancora
trascina il suo asino
nella solitudine
di tempi remoti;
per i disoccupati;
per gli ammalati
di questa terra
di provincia;
per questo cuore
facile ad innamorarsi,
aperto all’ascolto
di cose che pure
occorre sentire

PER QUESTO VIVO


Voglio portarti con me
e farti capire che io sono
e sempre sarò
tra questi luoghi,
tra queste cose a noi
così familiari, quasi banali;
in questa terra sono nato
e amore ho sognato e
conosciuto,
anche quando il mio cuore
era preso dal dolore
per mille ragioni.
Per questo, già vivo
con ciò che a noi
sopravvive,
e solo malinconia di
brezza all’imbrunire
è la sensazione di vuoto
che, a volte, mi prende
per tante assenze
così pregne di significato.

 

Sospiri

 

Mare,mio verde,
fedele compagno,
accogli questo
lamento: come
fragile s'è fatta
la certezza di
un tempo.

L'appuntamento

Cheta e l’acqua del mare
questa sera d’inverno
E ogni cosa sembra
fissata in una pausa
d’eterno.
Altre stagioni
sono trascorse nella mia
vita e con esse
è andato scorrendo il mio tempo.
Ho assaporato i colori
e sentito il profumo
di questa terra,
cercandone le radici.
Ho tante volte scrutato
questo orizzonte
per chiederti le trame
di un disegno complesso
che mi vede in ritardo
con il tuo appuntamento.
Verranno serate di pioggia
e queste onde torneranno
ad infrangersi tra gli scogli,
a spaziare per la spiaggia
deserta.
Tornerò a chiederti
di parlarmi ancora
perché questo nostro
colloquio non venga
cancellato dalla mia
pigrizia o dalla mia
fragilità

 

 

AMORE MIO

 

Finchè accanto a me ci sarai tu
io vivo.
Finchè sentirò ciò che sento
io vedo.

Questa armonia che nasce
da un visino così dolce.

Fiore di pesco nel tenue chiarore di primavera.

Ogni soffio del creato
e tu piccolo amore mio.

(dedicata per S. Valentino alle donne)

LUNA CEFALUDESE

Notte.
Siepi di biancospino.
Nel cielo
nuvole bianche e la luna.

Ulivi immobili.
Un respiro profondo si leva dalla terra
verso il cielo che è fragilissimo.

Luci fievolissime e pallida oscurità.

Gli abissi silenziosi del mare
e le cime dei monti
disegnano un cerchio e abbracciandosi
diventano musica.

Nuvole

 

Nuvole ho lasciato,
zolle d'erba,
un lembo di mare,
tre tetti ed un sentiero
di rugiada.
Si è rabbiato il tempo
della mia vita
e il pendolo del caso
ha ripreso la sua corsa,
scavalcando ancora una volta
i miei sogni, persino il mio
silenzio.
Continuo a chiedermi
domande inutili
che acquistano un senso
forse dalla mia fragilità
di uomo;
ed ogni palpito
del mio cuore,
come ogni tenerezza
per te, mia fedele
compagna, rimangono
affidate a cose,
per noi mortali,
ancora sconosciute.

 

 

Pace

A volte vorrei fare pace con te
fratello mio, nemico
dimenticando secoli di rabbia.
Io ti confesso tutta la mia stanchezza
di oggi, ma tu ferma la tua mano
e così, mettendo da parte
ogni umana vanità, sii tu il migliore,
colui che ha alleviato il dolore
di tanti fratelli.
Non sarà la mia fragilità, nè la tua
abilità a cambiare il vero corso delle cose
ed anche tu sai che, alla fine, sarai perdente
perchè così è scritto nel libro
delle Stelle e nella Storia dell'Uomo.

Notte

 

Scesa è la notte
come tante altre,
e il mutare dei tempi
più non si avverte
anche in case diverse
dagli anni d’infanzia
quando altro era
il respiro di questa
terra.
Ascolti il sibilare
del vento e il rumore
del mare,
e senti l’ombra della Rocca
che si spinge oltre
i tetti delle vecchie case.
Libere sembrano tornate
le colline, e le sagome
degli alberi, ancor spogli
dal gelo dell’inverno,
sovrastano muri di cemento
ridotti a tenue ombre.
Passano per il cielo
nere nuvole e una pallida
luna getta la sua luce
su pietre vecchie e nuovi
manufatti,
accomunandoci in questo
breve passaggio terreno

 

 

 

Giunse la morte

 

Passarono giorni dodici
e dodici sere aspettarono
dodici notti;
e tre figli si alternarono
al capezzale di un letto
d'ospedale,
sussurrando parole
e ascoltando un disperato
lamento.
La morte giunse alle cinque
di un mattino gocciolante
di pioggia.
Il corpo venne avvolto
in un lenzuolo e restituito
al silenzio dei suoi cari.
Si aprì una finestra
alla gelida aria
di febbraio.

SOCI

Due si misero insieme,
e capirono che potevano
così soddisfare meglio
il loro appetito.
Quattro si associarono
a otto, e con febbre
di fame si misero
a concertare.
I dieci si resero furbi
e si accorsero che era
meglio andare d’accordo
e dividersi ciò che
consente quello che si
vuole e divennero
un partito.
Il partito scoprì,
in un giorno di entusiasmo
ideologico, altri partiti
come lui,
e fra persone onorate,
fu stretto un patto
di sacra alleanza
e la pace colpì
quella terra.
I pochi divennero molti
e si scoprirono eguali.
e i fessi si fecero furbi
e insieme divennero
tantissimi.
Si fecero ricordo
gli strazianti contrasti
di un tempo, per un albero,
un pezzo di mare, un rudere
contorto.
E l’uomo furbo
divenne il nuovo Dio
della terra,
e al poveraccio di un tempo,
elevato al rango di eguale,
fu concessa la scelta di
una calibrata redistribuzione
della conquista
o di un ostracismo
attraverso il pacifico meccanismo
della indifferenza e della
emarginazione.
Ora felici sguazzano tutti
in quella terra:
l’industriale, l’illuminato
architetto, il medico, l’operaio;
e l’intermediario, politico,
abile tessitore unificante,
continua ad intravedere
orizzonti sempre
più pregni di significati
coibenti.
Il profilo azzurro del mare,
alla prima mattina o
all’imbrunire,
s’è fatto trastullo
di pochi relitti

 

 

Il pescatore muto

 

Partì con la sua barca
colorata d'antichi cavalli
marini,
la sera d'un tardo autunno.
La Rocca pian piano si rese
lontana.
Poi l'acqua si fece più scura
e ogni cosa il buio travolse.
E nessuno cercò quella barca
che apparteneva
al pescatore muto,
che amava il sole e la pioggia,
il profumo del mare
e quello delle erbe,
che aveva per tetto le stelle
e per giaciglio
un angolo di questa terra.

Sarà notte

 

Scuro s’è fatto il cielo
E spuma di mare s’accartoccia
con rabbiosa insistenza
attorno a scogli affioranti
spinta da vento che preannuncia
la sua forza dirompente.
L’ultima luce della sera
dipinge ogni cosa di
profonda solitudine.
Tra poco sarà solo biancore
di mare in tempesta
e scroscio di pioggia.
Urlerà questa Rocca
a tetti silenti, rotti
a secolari intemperie,
e i suoi arbusti
si agiteranno con forza
aggrappandosi a frammenti 
di terra.
Passerà anche questa tempesta
e sarà notte.
Ombre dipinte su mura
si faranno i miei pensieri
e, per richiami ancestrali,
aspetterò la prima luce
del giorno




Dille

 

Vola pensiero mio e
dille del mio bene,
della voglia di una carezza,
di un sorriso profondo
e taci di questa malinconia
che accompagna questi miei giorni
senza di lei.

Tu sei

 

C'è tanta ansia di cielo in me
e tu sei.

Se tu vedessi quanto vali
sentiresti ancor più le mie notti di luna.

Le nostre tristezze saranno tenerezze
di una notte d'estate
perchè io ti amerò sempre
e tu mi amerai.

 

 

Se quella sera

Quella sera,
se, guardando il cielo di stelle,
ci fossimo incontrati,
questo silenzio sarebbe
dolce tenerezza.
Ci separa, invece, lo scorrere
del tempo, con i suoi
accadimenti inutili
e sapere ora che tu sei
riempie i miei giorni
di struggente malinconia;
specie a notte, quando
il mio sguardo si alza
verso il cielo e non
ti ho accanto.

 

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