Zigro 

 

L'infanzia oscillante del neonato selvaggio Terrestre Era una poesia La fine del mondo L'agonia perfetta Nei tuoi risvegli A volte, un verso... UN FILO
IL POETA CATTIVO ( E NON IL CATTIVO POETA )

 

IL POETA CATTIVO ( E NON IL CATTIVO POETA )
 
 
Il dolore mi fa schifo e tutto il suo corteo di lacrime
e lamenti.Ardo di gioia e di salute.Ho un corpo.
                                                 Un corpo vero.
                                                 Un corpo forte.
 
Le donne mi cascano ai piedi e io le raccolgo come
se fossero fiori finti caduti dal vaso della mia libidine.
                                                La mia libidine solare.
                                                Germogliante.
                                                Fertilizzante.
 
I vecchi mi fanno orrore e il loro odore di memoria
andata a male mi causa costanti conati di vomito.
                                               
I miei ricordi sono più leggeri della morte e s'involano
in celesti e incontaminati spazi.
 
Ho talento da vendere, batto i marciapiedi dell'editoria.
Non temo nulla, sono ricco, ricchissimo e crudele.
 
Per non parlare del mio fallo, duro, invincibile, spietato.
Lascio la malinconia agli afflitti di ogni epoca.
      Io godo, quindi eiaculo.
                Addio. 
 
 
 
 

 

 

A volte, un verso...

A volte, un verso, indorando il drappo funebre
dei sogni, può salvarti la vita, rimescolando le
carte del destino, confondendo le acque del tuo
annegamento, bruciando le cicatrici dell'oblio.

A volte, un verso è una goccia di veleno in un
mare notturno di gelo interiore, e allora benedici
quella morte che viene a donarti il suo ultimo calore,
cospirando nel tuo sangue il suo chiuso segreto.

A volte, un verso è il diamante che soffoca nel
velluto della tua tristezza, o il rubino folle della gioia,
così crudele da essere vera, così vera da essere viva,
una gioia di coccodrillo e d'aura rettile, ancestrale.

A volte, un verso è solo un verso riverso al suolo,
un monte di pietà nudo come un grido, l'antifurto della
tua solitudine che buca il timpano del silenzio, l'ago
della felicità nel pagliaio che arde e che sogna...

 

 

 

 

 

 

UN FILO
 
La vita è appesa a un filo.
 
Un filo dorato quando sogni.
Un filo di ferro quando soffri.
Un filo di vento quando ami.
 
La vita è appesa a un filo.

 

L'agonia perfetta
 
Non è più il dolore.
E' l'agonia perfetta.
Una sfera di luce.
 
La dea Morfina posa
nei tuoi occhi
perle di stanchezza.
 
E dalle siderali lontananze
della mia salute
contemplo il tuo viso.
 
Con la spilla magica
vorrei far scoppiare
questo futile tumore
di cenere e respiro.
 
La morte è quasi più stupida
della vita.
 
 

 

 

 

 

Nei tuoi risvegli
 
Sono qui accanto a te, e spio il tuo sonno.
Vorrei saper decifrare il codice segreto dei
cuscini, l'enigma piumato del tuo sognare.
 
Tremano le tue palpebre come se fossero
di cartavelina, sembrano celare arcani fuochi,
in cui ardono i residui della nostra vita... 
 
Chissà dove sei, in quali mondi si estende
la tua ombra?Che forma sta assumendo il
tuo corpo che giace vicino alla mia veglia?
 
Nei tuoi risvegli si cela il mistero di questa
fragilissima eternità che chiamiamo mattino,
e quando apri gli occhi tutto si perde, tutto.
 
Tranne l'eco di ciò che siamo e di ciò che
saremo...un'altra notte, un'altra notte ancora.
Avvolti nella sacra sindone dell'Inconscio.
 
 
Era una poesia
 
Era una poesia, né bella né brutta, solo una poesia.
Pochi versi digitali.Una poesia senza inchiostro.
Una poesia senza carta.Senza sangue.Senza buio.
Una poesia elettronica.
                                           Spedita con un clic.
 
Era il corpo, il mio corpo.
        
                                           Spedito con un clic.
 
 
Era l'amore, il mio amore.
 
                                           Spedito con un clic.
 
Era la morte, la mia morte.
 
                                          Spedita con un clic.
 
Era tutto, era niente.
 
 

 

 

 

 
                                      

 

La fine del mondo

 

Allungo la mano per toccarti.

Ti ritrai.Sorridi.Ti avvicini.

Un lenzuolo bianco ci attende.

Il mio corpo inamidato si fonde.

E' il calore della tua bocca.

La tv è accesa.C'è il telegiornale.

L'effetto serra ha sciolto i poli.

Previste inondazioni globali.

Si salvi chi può.E chi vuole.

Ma noi restiamo dentro di noi.

Il bordo del letto è la nostra fine.

La nostra fine del mondo.

 

 

L'infanzia oscillante del neonato selvaggio
 

Mia madre ha enormi seni penduli, ma questo ancora

non posso dirlo, solo pensarlo, perché sono infante,

vedo oscillare questi molli monumenti della nutrizione

sotto i miei occhietti cisposi e mi commuovo sempre,

il mio piccolo cuore al glucosio trema di gioia quando

il duro capezzolo si offre al mio tenero cannibalismo...

 

Mia madre è Dio, mi ha donato un soffio di luce e una

eternità di tenebre, che altro dovrebbe fare un Dio?

Non teme la corruzione, il dissolvimento, non sa che

farsene di una eternità inumana, degna solo dei viziosi

dell'Essere, quelli che pensano unicamente a perpetuarsi,  

mia madre ha un ottimo rapporto con la polvere e le stelle. 

 

E oscilla, oscilla, oscilla l'enorme tetta, oscilla e pulsa...   

 

 

Terrestre

 
Montagne.Laghi.Chiodi.Oceani.Sentieri.Vulcani.Città.
              Torrenziali immobilità.
 
Fluenti radici.  
                                    Inamovibili speranze.
 
Il tuo volto chiuso
in specchi
               di memorie...
 
               e l'attesa feroce e quieta del mio battesimo
                   di tenebra...
 
 
 
              

 

 

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