CORSO PADRE LORENZO
Ridere, piangere, gioire, soffrire,
a cosa serve?
Neppure le parole per comunicare,
nè le gambe per poter andare a cogliere i fiori del pesco
che questo strano marzo ci ha donato anzitempo.
Dalla finestra chiusa un sole caldo la sfiora:
le accarezza la sua mano morta
e scivola sui muri a disegnar farfalle
che non potrà inseguire.
Una mamma piange
dietro la finestra chiusa dell'ospizio.
Vede bimbi gioire
e i suoi ricordi le consumano il cuore:
un solo figlio, sempre un grande amore!
La sua mano si tende ad accarezzare i riccioli d'un tempo.
Il tempo... Il tempo non perdona:
passa e cancella ogni pietà,
e gli affetti più veri
si trasformano in pesanti fardelli
che opprimono il corpo più che la coscienza.
Una vecchia mamma,
per giunta paralitica a metà,
stona con lo stile austero dell'arredo fine '800,
turba il sereno soggiorno degli ospiti appena giunti dalla capitale,
guasta la tranquillità del fine settimana in libertà.
E poi, a che serve?
Meglio l'Ospizio, fin che dura è meglio!
Una visita a tratti, frettolosa,
accusando un mal di testa immaginario,
un chiaccherio confuso,
un sorriso abbozzato a fior di labbra,
forse, un ultimo saluto.
(Aosta 27.3.1993 - h. 23,40)
- Pubblicata su "La Vallèe Notizie" di Aosta nel 1993
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DISINCANTO
Filtrano i miei pensieri dalla prigione dell'inconscio:
sonnecchiosi evadono dai meandri della memoria
e si sperdono,
inseguendo attimi di irrazionalità,
su argentee distese di mare
che cullano le ombre stanche
che si allungano dai Peloritani.
Trema la terra,
scossa dai combattimenti dei Ciclopi
incatenati dagli Dei
nelle visceri irrespirabili dell'Etna e di Vulcano:
impotente assiste ai duelli rosseggianti
che squarciano i fianchi della montagna
ed archivia nuovi detriti solforosi
che coprono inesorabilmente le orme del tempo.
Nuovi sentieri emergono dai cumuli di stracci
che ingombrano l'anticamera del passato.
Affiorano dal coordinato dei sensi
memorie stantie di effimeri affetti,
opache immagini di felicità transitorie
arroccate sui solidi muri dell'io represso;
esultanze di corse a piedi scalzi
dove i traguardi si perdono in indefinibili
segni tracciati su strade polverose,
là dove l'odore delle rose e dei gelsomini
è sommerso da vibranti marmitte d'auto in corsa
che vomitano scarichi nauseanti
di ossido di carbonio e di incombusto benzene.
Scricchiola l'anta del tempo,
sospinta da un caldo vento di scirocco,
mentre si disperdono nell'indefinito
le cantilene di rumorose filastrocche
che sfumano dalle finestre aperte
d'una scuola senza più vita
e si dissolvono su un mantello bigio d'asfalto
che ha coperto per sempre le tracce dell'irripetibile.
Campo Tizzoro 22.6.
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| ...E POI IL SILENZIO
Nell'immensità del tempo
il mio spirito
si disintegra
nel nulla.
Venni, rimasi, vado.
Un attimo
che è durato
una eternità.
Volgo lo sguardo indietro:
un passato senza ritorno;
davanti a me:
il vuoto!
Il vuoto di un'ora
che si appresta
a diventare oblio.
Poi, per me,
il tempo
cesserà di esistere.
(Aosta 12.12.73)
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Eubea
A volte mi diletto
a sognare quel ceruleo mare
dove riposan le ceneri
dei guerrieri Japigi.
E vedo triremi lente andare,
solcare l'Egeo mare
ed approdare sulle itale coste.
Oh, mia progenie,
padri dei miei padri,
invano lacrime verso
sulla patria lasciata.
I Ciclopi
sommergono di massi
i miei pensieri.
(Campo Tizzoro 23/09/99 23.44)
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EUROPA
Il ricordo della storia è ingrato:
ingrato e stanco.
Milioni di morti
per difendere tante patrie
che oggi non hanno più confine.
Morti che gridano vendetta,
reclamano giustizia,
perchè la loro sete di pace
giace nel fango delle trincee del Carso,
si sperde tra l'urlo della tormenta
dell'Adamello o del San Michele,
è sepolta nel limo del Piave
o affiora ancora tra le onde
del golfo di Trieste.
Ancor'oggi il solito burattinaio
gioca al massacro
con nuovi fanti armati
che invocano la pace
e continuano a morire
per una patria che non ha confini.
(Campo Tizzoro 23.10.1999 - h. 19,21)
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FIENO APPASSITO
Un vecchio forno a legna,
nero e affumicato,
lo scoppiettio allegro di fascine
tra bagliori e fiamme tremolanti,
un calore intenso
di tizzoni arroventati.
Odor di pane fresco,
gioioso saltellare di fanciulli,
occhi lucenti,
pannocchie di granturco
messe a dorare
sulle braci ardenti.
Sogni interrotti
dal chicchirichì dei galli,
dal coccodè delle galline.
Un delicato profumo di campagna,
il melodioso canto degli uccelli,
l'abbaiar dei cani,
un suono lontano di campana.
A sera l'ombra della terra bruna,
un calpestio di zoccoli sull'aia,
il grè-grè delle rane nei pantani,
un brontolar di mamma
davanti a un caminetto,
l'abbraccio affettuoso d'una nonna,
un raccontare di favole e novelle.
Di questo mondo andato
cosa rimane negli angoli del cuore?
Fieni appassiti in stalle abbandonate,
la morte delle fate e delle streghe,
la fine dei ruscelli,
inariditi,
il fetore dei fiumi,
avvelenati,
un odor di clorato sopra i prati,
l'albero mio del cuore agonizzante,
coi rami che implorano perdono
per un peccato che non ha commesso,
per i suoi frutti che non ha più dato.
(Lillianes 23/02/2000 14,46)
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GIOVANNA LA PAZZA
Chissà che ci frullava nel cervello
quando da bimbi ti davamo noia,
lanciando sassi contro il tuo cancello.
Infantilmente si provava gioia
a vederti poi urlare dal balcone
dov'era appesa quella vecchia stuoia
che usavi come zerbino nell'ingresso
della tua casa, a fianco alla chiesetta,
coi muri colme di scritte con il gesso
che dispettosi schizzavamo in fretta
con frasi oscene ed allusioni chiare
al tuo mestiere che da giovanetta
t'aveva un dì costretta a esercitare
colui che poi divenne il tuo aguzzino,
che diede amor pensando d'ingannare.
Poi con il tempo divenni un ragazzino
e l'esperienza aumentò con la ragione:
mi rattristai per quando da bambino
t'importunavo. Perché la situazione
diventava più grave ogni mattino,
perché mentr'io facevo colazione
tu non avevi in tasca un sol quattrino.
C'era solo una donna nel quartiere,
che abitava in un'alloggio lì vicino
e avea disapprovato il tuo mestiere,
ch'ogni dì t'offriva una minestra
che deponeva sull'uscio in un paniere.
Quando andai via fioriva la ginestra,
e dove andai c'era la neve e il ghiaccio.
Tornai a Natale ma la tua finestra
chiusa trovai. Solo quel liso straccio
sventolava appeso al tuo balcone,
e tu dormivi immobile, all'addiaccio,
in pace e libera da ogni vessazione.
(Boccheggiano 28/11/2002 20.59)
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FIOR
D’ANGELO
Ricordo
una stradina
che
s’inerpicava fino in cielo.
Da
lassù il mare splendeva
come
un brillante
appeso
al collo di una donna.
Una
stradina sassosa
tra
vecchie case
e
grida di bambini
e
veroni imbiancati
da
mughetti profumati
abbracciati
in
stretti vasi di coccio.
E
sui gradini d’una vecchia scala,
tra
scartoffie, mattoni e scatolami,
un
fior d’angelo
che
sfidava il cielo
coi
rami ricamati
da
petali imbiancati.
Lo
sfioravo al mattino,
passando
coi libri sotto il braccio.
Poi
uno stelo staccavo
e
l’annusavo felice.
A
scuola, discreto,
lo
ponevo sul banco d’una compagna,
che
m’ispirava dolci pensieri,
e
furtivo osservavo
quando
pian piano lo inseriva
tra
le pagine d’un libro d’italiano.
Poi,
un giorno,
non
ritrovai più il fior d’angelo nel vaso
e
quella scala piombò nell’ombra,
senza
più un sorriso
e
senza più colore.
(Lillianes
29/03/01 11.40)
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IL DOLORE
Il dolore non conosce frontiere!
Non ha diversità di razza,
opprime il corpo e la mente
al di là del colore della pelle
e del continente dove
nasce e cresce.
Il pianto di una mamma musulmana,
che piange i propri figli
periti nei bombardamenti,
non è diverso da quello
di una mamma americana
che si dispera per i propri figli
morti in battaglia
in una terra lontana e inospitale.
Il dolore non conosce barriere,
si rassomiglia ovunque,
anche nel mondo che è
degli animali.
Un corvo appollaiato
su una barriera d'una corsia dell'autostrada,
osserva mesto e soffre:
invano attende che la compagna morta
spicchi il volo.
Una pecora disperata bela
in cerca del piccolo che non trova più.
Una gatta al cielo alza il pianto
per un piccolo
che il padrone ha dato via.
Il dolore non conosce frontiere!
Colpisce con pari intensità
uomini e bestie.
Il dolore unisce i popoli,
ma anche li divide,
e merita rispetto.
(Lillianes 25/03/03 13.05)
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PRIMO AMORE
Primitive emozioni,
rossori di gote e palpiti di cuore,
tremor di voce,
farfallio di mente.
Nottate bianche,
parole perse su fogli colorati,
scialbe mattine
sciupate a meditar per il domani.
Pensieri dolci
tra gli olmi d'un viale,
pudici baci
e piccoli tormenti.
Prime sessualità
confinate in un toccar di mani,
represse tra tenerezze
e semplici carezze.
(Campo Tizzoro 19/09/99 23.27)
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PREGHIERA
Greve nell'aria turgida di pianto
scandisco le note dell'Ave Maria
e come per un prodigioso incanto
si spegne in petto la malinconia.
"Ave Maria" il cuor dice sereno
e l'anima si scioglie alla preghiera,
"Benedetto il Frutto del Tuo Seno"
sussurra chi nella sua fede spera.
Quanta pace in semplici parole
quale valore lo spirito acquisisce
ed anche se non risplende il sole
l'anima tutta traluce e intenerisce.
E' come se gli astri con le stelle
ti risplendessero nel profondo cuore
e, simili a tremule fiammelle,
ti sciogliessero dentro ogni dolore.
Preghiera, dolcissima preghiera,
di chi crede in tutto ciò che dice
che vede Iddio nell'ombra della sera
che segna con la mano e benedice.
Novara (Ospedale Militare) 16.2.1966 - h. 21,30
-Pubblicata su la Region di Aosta nel 1983
-Segnalata alla XIV Edizione 2003 del Premio Nazionale di Poesia Letterario Religiosa "Madonna di
Montalto" - Messina (organizzata dall'Associazione "Musica Insieme" per conto del Santuaro ed appoggiata dal Comune e dalla Provincia di Messina
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MEMORIA
Non sprecare
gli attimi immobili
che più
generazioni
hanno mutato.
Essa è lì,
sasso nella roccia,
e, come tale,
eterna.
Io morirò,
ma fino all'ultimo minuto
l'immagine di una spiaggia
inseguirà
i miei sogni lontani
e gli spruzzi salmastri
investiranno ancora
il mio petto ansimante.
Poi, il tramonto
allagherà gli spazi
che dall'Etna
vanno ai Peloritani,
ed il silenzio
si confonderà
con gli sciacqui
dell'onda
che lieve sfiora
la spiaggia pietrosa
dei miei lidi lontani.
(Aosta
3.1.1993 - h. 18,52)
Poesia
pubblicata sul volume “Quand’ero Piccolo”
Collana
di Poesia e Letteratura Romantica - Ed. Keltia Editrice - Aosta 1993
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RUDERI
Vecchi ruderi morti,
ove un tempo s'affaccendavan ragazze sorridenti,
in silenzio sciogliete il vostro pianto
tra il mormorio incurante dei passanti.
Su quei balconi, logori e cadenti,
testimoni di nostra architettura,
splendevan fiori e panni biancheggianti
e le vecchie,
accovacciate al sole,
filavano tra i denti le orazioni.
Le vostre inferriate sembran dimore silenti
di vecchi vagabondi addormentati,
e dal buio dei vostri corridoi
par di sentire ancor
grida festanti di bimbi sorridenti.
Vecchi ruderi morti,
le vostre crepe, rughe di vecchiaia,
nascondono una vita spensierata
d'un mondo faticoso ma sereno.
Ora, in silenzio,
rievocate i ricordi di un tempo;
ed io son qui, testimone impotente,
spettatore inconsueto di un mondo in rovina,
davanti a voi che guardate
e non capite il mio silenzio,
il mio muto osservare.
E mentre mi allontano,
rincorrendo nel tempo i miei ricordi
sale alle stelle,
dai vostri vecchi muri,
un concerto di gatti innamorati.
(Aosta 30.1.77)
Letta da Radio 101 Aosta il 31.1.1977
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LA STAGIONE DEI SOGNI
(A Ornella Serini)
Sogni,
sogni di poter vivere
i tuoi anni
da ragazza spigliata,
forse un po' troppo,
e non t'accorgi
che attorno a te
la gente stupida
non ti capisce
e ti deride.
Non te la prendere!
Vivi i tuoi anni
con spensieratezza,
non ti far confondere
dalle voci sciocche
che il vento
disperde in un momento,
come il sole
la nebbia densa del mattino.
Vivi la tua vivacità,
la tua tenera
vacanza di primavera.
Chiudi gli occhi
sulla realtà
che i tuoi sogni
colorano di fantasia.
e l'erba spunta sui campi.
Gli alberi dei peschi
fioriscono
Raccogli
questi freschi segnali
della nuova stagione
e corri a piedi nudi
sui prati fioriti
dei tuoi teneri
sogni.
(Aosta 26.2.1983 - 16,30)
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IL PIANTO DELLE ROSE
Se ti sei punto,
non imprecare!
In fondo te lo sei cercato!
Chi te l'ha detto
di raccogliere quella rosa,
bianca,
strappandola alla sua vita
dal rosaio?
Ecco,
ora tu ti lamenti,
ma perché non ascolti
anche il grido di dolore
delle compagne intristite,
tremanti,
ondeggianti di pianto,
per la morte
della loro sorella?
(Lillianes 02/03/2003 18.39)
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LA TUA BORSETTA
(A mia madre)
La tua borsetta aperta,
abbandonata in un angolo
dell'armadio ormai vuoto
e privo del tuo profumo.
Ondeggia un vecchio vestito
appeso a una gruccia
coi colori dei fiori sbiaditi
ed i palloncini
ormai tutti bucati dalle tarme.
Anche i miei pensieri ondeggiano:
immagini che inseguono
primavere ormai andate
e baci che non sanno
più di mare
ma solo di pianto.
(Lillianes 23/12/99 20.09)
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POESIA
Uno schermo bianco:
ad ogni ticchettio dei tasti
una parola si compone.
Un pensiero nuovo scorre
e costruisce un sentimento
dettato dai palpiti del cuore.
La mente spazia,
cerca la frase giusta,
la giusta sintonia di una emozione,
di un pensiero recondito
che acquista dimensione.
Un dramma umano,
una morte violenta,
una bruttura,
una felicità,
un fiore,
un aleggiare di farfalla,
sono i mattoni.
I tasti,
han la funzione del cemento:
stilano e compattano
la saldatura dei pensieri.
(Campo Tizzoro 11/09/99 10.40)
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