TIEPIDA SERA
Tiepida sera
che di cieli scuri
la notte incalzi
e al destarsi del mattino
ti sostituisci
a me figuri
volto di donna
piegata fra i suoi pensieri
a rassettare il guardaroba
come gesta quotidiane.
Del suo sorriso
il suono come lamento
di Sirene mi giunge.
(E chissà
se scosterò mai il velo
della tua rassegnazione).
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SUI
MIEI PASSI
Là dove l'altipiano
chiude i suoi spazi
e indossa
praterie sconfinate
osservo le impronte sull'erba
calpestata di rugiada
lasciate dal mio cammino
per urgenza di Vita.
Di vento ossigeno
i miei affanni
mentre scruto vaghe prospettive
alla ricerca del confine
che sospende
il cielo dalla terra.
Affondano così idee confuse
come orme
smarrite per viottoli fangosi
e nei mulinelli d'aria
perdo il mio sguardo
fra campi lussureggianti
al fondo del dirupo.
E sverno
sui miei passi come rondine
quando non è più primavera.
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DI NOTTE
Avanza desta
fra le cedevoli sponde di Sona
la notte.
Di fresco lenzuolo
e bianche federe
un altro abbraccio rubato
è disfatto.
Non temo la penombra
profumata di mandorla
che dei nostri corpi
ogni lineamento riduce.
Risuona notturno
il tuo malinconico canto
fra i chiarori d´aurora
che incombe.
E fra le mie labbra screpolate
il sapore dolceamaro
come di mela acerba
mangiata a metà.
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PROFUMI D'ARANCE
(a mia madre e mio padre)
Cigola la finestra
a palazzo d'Orléans
carezzata dal vento
che profuma d'arancia
e parla con voce
del venditore di sale.
Sbocciano bianche pomelie
dal davanzale di marmo
sul vicolo degli Scalini.
Tu giovane donna normanna
i panni stendi
su canne tese di bambù.
Son come bandiere
d'antica casata di re Tancredi,
lenzuola fresche stese
(fra i palazzi del vicolo)
ad asciugare in questo
mattino di maggio.
Incede lento il treno,
lambisce il marciapiede
tra le vie strette del Sicco.
In spiaggia adagia la barca
il pescatore di profilo moresco
ripiegando i pensieri mesti
d'orgoglio saraceno.
Ed ora al tramonto
il sonno
tra l'onde del mare
di Scilla e Cariddi
vuole cullare,
come fra morbide braccia di Madre
il suo bambino.
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HAVANA
Sale odor di salsedine
flutti d'alte onde
s'infrangono con forza
su gli argini scrostati del Malecon.
Coloniali palazzi di tinta pastello
scoloriti
sul mar Atlantico s'affacciano.
Sguardi di turista affascinati
da vecchie auto in stile "happy days".
Fuori dall'hotel
giovani mulatte in disordinata fila
per stranieri danarosi.
Svetta il monumento
in Plaza de la Revolucion
mentre da un risciò
il turista fotografa quel "Che"
di lamiera arrugginitosi
col tempo
sul muro del Ministero.
Profumi d'aragosta
ai fumi di rhum
si mescolano
per l'avventore
a la Bodeguita del Medio.
Classe mista al pian terreno,
divise uguali
rosse e blu,
ad alta voce legge
da pagine ingiallite
i versi di Josè Martì.
Secca arsura si fa strada
fra scricchiolanti bancarelle
su vie lastricate
umide da brezza marina.
Ancora riecheggia nella mente
del turista indaffarato
voce tenue di quel bimbo
della scuola al pian terreno
a cui matita ha regalato:
"Muchas gracias, companero".
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FRA MARCHE ED ABRUZZI
(da un breve viaggio in auto)
Ondeggiano, sinuose
come forme di donna
e adagio declinano
verso le barche
sul bagnasciuga dei pescatori.
Di verde mare
e verde menta,
i declivi son tappezzati.
Dove l´ombra è duratura,
d´orli di pioppi ordinati
come aghi di sarte puntati,
designano i profili,
le colline.
Il vento fra gli alberi
è violino
di soave melodia.
Fra città nuove
e antichi porti
dove i colli e il mare si fan
cibo, vino e calore,
che brama di stringerti
vuole morire.
Ma il bisogno di un tuo abbraccio
rinasce.
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CHIARA
Rosa bianca di verde campo
Schiudi il tuo bocciolo
tra gli altri fiori del giardino infinito.
Di rugiada del mattino
il Sole ti bagna
e di tua ombra al suolo
mi vesto.
Disteso così
seguirò
-smarrita fra i petali-
l'ape bramosa
nutrirsi della tua linfa.
Il mio sguardo
perdersi in te mai vedrai.
E della tua fragranza intensa
m'inebrierò.
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MADRID 11 MARZO, ORE 7.39
Dimmi chi sei
chiunque tu sia,
fra dieci rintocchi di campana,
dieci sordi boati
i tuoi dieci comandamenti,
io voglio saperlo.
Non più donne
non più uomini,
nè madri dai loro figli
torneranno
nè figli i loro padri
chiameranno.
Operai
impiegati
scolari
pendolari
immigrati,
le loro mani
di porpora hai rivestito.
A quale prossima stazione
il treno verde del terrore
giungerà.
Casa mia?
Per fermarlo,
per impedir che sacra porta
sia distrutta,
forza non avrò.
E m'ucciderai
trafiggendomi
una volta ancora,
l'ultima,
con lama affilata da
tradimenti-religiosi.
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LETTERA A TORINO
Elegante Torino,
che il tuo cuore operaio
a chi per primo t´incontra
mostri
che fra cupole barocche
musei sconosciuti
i tuoi tesori
nascondi
e fra secentenschi palazzi
storia patria
c´insegni
aiutami a comprendere
perché ancora in animo fiero
percorro i lunghi viali alberati
i sinuosi tuoi portici
e nelle ospitali piazze
da cristiane chiese adombrate
domeniche assolate trascorro
e lungo l'argini del tuo
fiume maestoso
il mio sguardo rapito
smarrisco.
Mi perdo fra pagine cittadine
de La Stampa,
" Ex acciaierie:
sgomberato dormitorio
occupato da extracomunitari"
recita il titolo di spalla.
Appresso nel tempo,
dove generazioni di figli
a te approdate vestiti
di spoglia speranza
lottavano fra
inflessioni dialettali
e cancelli di fabbriche
da picchettare,
i miei pensieri s'esiliano
e nelle galere
del prossimo futuro
s'imprigionano.
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LA MASCHERA
Al mattino
maschera sul volto incollo
quella del sorriso artificiale.
Su le scale la vicina incontro
e sorrido ...e sorrido.
"Buongiorno Lidia-
buongiorno Salvatore".
Sceso in strada,
al postino la mia maschera
pone solita domanda:
"C'è posta per me?".
E sorrido ...e sorrido.
Giunge il pranzo
alla mensa aziendale,
tutti uguali
fra spaghetti al sugo rosso,
di passeggeri lamentosi
discutiamo.
E sorrido ...e sorrido.
Arriva la sera lenta,
a meritare il giusto riposo.
Stanco il mio corpo
come foglia d'autunno,
sul letto si lascia cadere,
non prima però ch'abbia posato
la maschera del mattino
di fianco sul comodino.
La guardo finalmente
...sorride.
Mi guarda intensamente
...e io piango.
E la luce fioca del lumetto,
si spegne.
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IL CASTELLO
Ricostruirò doppia cinta di mura,
per te innalzerò nobili torri merlate
da nemico comune alle anime bianche
in assedio, ti difenderò.
Scaverò profondo fossato,
e d'acqua di fiume in piena si riempirà.
Ripercorrerò l'antico sentiero,
che su nuovi destini ci conduceva.
Calerò ancora il ponte levatoio
ed al mondo splendente mi riaprirò.
Sarò per te Carlo Magno,
e seguirò la frontiera del sapere.
Verdi Regni e scarlatti principati remoti
attraverserò, su bianco cavallo.
Armerò da faretra il mio braccio
e del tuo reame selvaggio, sovrano sarò.
Ritornerà nuovamente splendente
dimora patrizia come tempo che fu.
Nessun vento malevolo,
solcherà la protettiva fortezza.
Mentre ora inerme subisce
il ritorno dell'onda del mare
e come castello di sabbia,
sotto pioggia incessante si scioglie
io Re solitario attendo il tuo divenire,
mia unica donna Regina.
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MARY
Smarrito il tuo sguardo,
come battito d'aquila fiera che
negli spazi della tua
brulla terra volteggia,
rintoccano i tacchi dei tuoi stivali
su questo marciapiede.
Fra cerchi di fumo grigiastri
d´una sigaretta stretta
tra labbra sanguigne
attendi quell´auto che ti porterà
fra soliti casolari diroccati
a barattare i tuoi sensi fanciulli.
A rimirare il cupo orizzonte
ritorna il quell'angolo buio
sguardo fragile
mentre fra scie abbaglianti
si perde e nello spiraglio d´un finestrino
l´abituale prezzo di scambio presenta.
S'infrangono come onde su scogli
brandelli di vita passata
che fra zingari pensieri riappaiaono
e l'ultimo respiro esalano.
La vita che hai sempre sognato
una volta ancora mestamente
l´imprigioni nel nero autoreggente
che bianche carni stringe
e trenta euro conserva.
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ALLO SPECCHIO
Filtrano dagli spiragli della finestra
i raggi della stella mattutina
per volgere ancora il giorno nuovo.
Lei si desta dal torpore della notte
e come sole fioco che dall'imposte s'intravede
allo specchio il suo volto stanco si riflette.
Le sue dita lisce vagano con tatto fine
fra pieghe non ancora definite
che il tempo, sul suo viso adulto, ha solcato.
I pensieri s'esiliano dal tempo presente
come film ritrovato riavvolgono la vita
e ritornano a ritroso verso quel che più non c'è.
D'improvviso il suo apatico sguardo
dall'amaro cristallo rifratto
materializza due figure di bambini.
Si cinge a loro come Terra al Sole
per ricoprire di calore perduto
il tempo della sua travagliata età.
E come l'inizio di un'inedita pellicola
sui desti occhi di giovani figli
la dolce madre riflette la sua vita fiorita.
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L'ULTIMA MONTAGNA
( a Marco Pantani )
Vola Marco vola
inforca la tua leggera bicicletta
ed in piedi sui pedali
ancora una volta in fuga
ripercorri strade sterrate
e polverosi percorsi in salita.
Giungerai per un'ultima volta
ancora primo in cima al traguardo.
Non più tifosi ai bordi delle vie,
non più Alpes d'Houez,
non più Madonna di Campiglio
ritroverai al tuo solitario passaggio,
ma solamente invalicabili
catene montuose
di Silenzi, Solitudine e Indifferenza.
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VIRTUALE
Come mosaico bizantino
luminoso e iridescente, appare
l´esile sembianza di te,
riflesso d´empio cristallo
che i nostri palmi separa.
Come tribù gitane, vagabondi
si sono dispersi i nostri
malinconici pensieri
su le righe fredde parallele,
fra incolmabili distanze.
Dell´imperatore Teodorico
salvatore dell´animo tuo,
hai svelato ogni segreta intimità.
Del tempio che ad esso
nel tuo cuore hai eretto,
ogni incastro m´hai rivelato.
E così, come opposti magneti
in un invisibile abbraccio
si ritrovano i nostri ardori afflitti,
fra le infide pieghe di deste notti
a barattare una sterile vita virtuale,
con chimere affamate di realtà.
( un
ringraziamento particolare ad elli; grazie piccola )
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DEDICATO AD UN SOGNO
E d ancora io cerco,
l atente,alla deriva l'Amore mio.
L a terra dei sogni, volgendomi al Sole
i ncagliata nel tuo cuore, io ritroverò.
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IN CAMMINO
E' nato il sole,
con il primo pianto del bambino.
Il sorriso della mamma ed
il dolce sguardo di papà.
La campana della scuola,
avvisa la lezione cominciata.
Il rintocco del campanile,
cadenza il rituale mattutino.
Lo sferragliare del tramvai,
in arrivo alla fermata.
L'abbraccio caldo dell'amata,
finalmente ritrovata.
Ed arriva ancora notte,
ed è il cerchio che si chiude,
e preannuncia la fiducia
che risorga nuovo Sole.
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E PIU' NON SAPEVO
E più non sapevo se fuori era
il dì o s'addentrava la notte.
Se il tempo a pioggia era posto,
o se il torrido sole la terra sgelava.
Ma giungesti tu soave ed intensa,
ad illuminare la notte mia cupa.
E innovare hai voluto il mio giorno
che mesto, la fonda notte alternava.
Ripararmi hai bramato dal fosco diluvio,
e dal caldo cocente tu m'hai preservato.
Ancora domando da dove giungesti,
che posto fu questo che ti concretizzò.
Luogo ameno fu quel che calcasti,
punto cardinale della mia tranquillità.
Da oggi io so che presente sarai,
ora e domani, nell'individuale esistenza.
Amica mia, dolce ed immensa
.non lasciarmi mai.
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QUANTE VOLTE
Quante volte a te
l'amica mia mano
ho invano proteso.
Quante volte a te
il familiare mio abbraccio
ho inutilmente evocato.
Le mie cordiali parole
colme di moti benevoli
a te ho vanamente sacrificato.
E quanti ancora anima mia,
frammenti della vita a te
ho inconsciamente riservato.
E tu che all'opposto al palmo
della mia mano hai offerto
Il pugno tuo chiuso.
E tu che il mio fresco abbraccio
l'hai ripagato con gesti insolenti.
E tu che al mio verbo maturo,
hai contrapposto disoneste sentenze,
ora non mirarmi con quegli occhi,
alla ricerca di un esile bivacco.
Cammina e peregrina la tua strada,
e quando incapperai in un
oscuro crocevia imboccalo,
in qualunque contrada esso ti porterà.
Con l'esclusive tue energie,
rinvigorisci il docile coraggio
e riprendi l'andare per l'ignoto.
D'ora innanzi non più vitalità
avrà il mio afflitto sentimento
che soavemente t'avevo donato.
D'ora in avanti spirito libero
e solitario nel tuo viaggio sarai,
adesso che amaramente mi hai
per sempre e senza sapere perduto,
fratello solo, mio amato.
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PER LA LUNA
Per i boschi dell'ignoto
errai e vagabondo, passo dopo passo
ritrovai la smarrita strada.
La bianca luce nei miei occhi chiusi
abbagliò ogni cosa e
libero da paure il cuore affrancai.
Una ad una le incertezze si dissolsero
nascondendosi dietro alte montagne e
ancora una volta incantato
...t'incontrai sperduto Amore mio.
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IN SILENZIO
Ora in silenzio attenderò
l'imparziale giudizio,
atteso da lustri
di popoli oppressi.
Ti scruto e con lo sguardo
sei rivolto all'oblìo
e chissà su cosa rifletti.
Se silente avrai riveduto
il parziale processo,
mirato con crimine orribile
verso stirpi a te avverse.
O se ancora
nel buio della notte,
durante la tua mesta insonnia,
rivedrai la funesta fame
dalla tua cupa brama creata.
Se riapparirà
fra i tuoi inquieti pensieri,
quel Dio che incautamente
alla lotta hai prestato.
Quello stesso Dio che ora attende,
in silenzio levarsi,
giustiziere e pacificatore
il giorno nuovo.
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