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DEDICATO AD UN SOGNO IN CAMMINO E PIU'  NON SAPEVO QUANTE VOLTE

PER LA LUNA

IN SILENZIO VIRTUALE
ALLO SPECCHIO L'ULTIMA MONTAGNA IL CASTELLO MARY LETTERA A TORINO LA MASCHERA CHIARA
MADRID 11 MARZO, ORE 7.39 HAVANA FRA MARCHE ED ABRUZZI DI NOTTE PROFUMI D'ARANCE TIEPIDA SERA
 
SUI MIEI PASSI
 

 

TIEPIDA SERA


Tiepida sera
che di cieli scuri
la notte incalzi
e al destarsi del mattino
ti sostituisci

a me figuri

volto di donna
piegata fra i suoi pensieri
a rassettare il guardaroba
come gesta quotidiane.

Del suo sorriso
il suono come lamento
di Sirene mi giunge.

(E chissà
se scosterò mai il velo
della tua rassegnazione).

 

 

 

 

SUI MIEI PASSI


Là dove l'altipiano
chiude i suoi spazi
e indossa
praterie sconfinate

osservo le impronte sull'erba
calpestata di rugiada

lasciate dal mio cammino
per urgenza di Vita.

Di vento ossigeno
i miei affanni
mentre scruto vaghe prospettive
alla ricerca del confine
che sospende
il cielo dalla terra.

Affondano così idee confuse
come orme
smarrite per viottoli fangosi

e nei mulinelli d'aria
perdo il mio sguardo
fra campi lussureggianti
al fondo del dirupo.


E sverno
sui miei passi come rondine
quando non è più primavera.


 

 

 

 


 

DI NOTTE

Avanza desta
fra le cedevoli sponde di Sona
la notte.

Di fresco lenzuolo
e bianche federe
un altro abbraccio rubato
è disfatto.

Non temo la penombra
profumata di mandorla
che dei nostri corpi
ogni lineamento riduce.

Risuona notturno
il tuo malinconico canto
fra i chiarori d´aurora
che incombe.

E fra le mie labbra screpolate
il sapore dolceamaro
come di mela acerba
mangiata a metà.

 

 

 

 


 

PROFUMI D'ARANCE
(a mia madre e mio padre)  


Cigola la finestra
a palazzo d'Orléans
carezzata dal vento
che profuma d'arancia
e parla con voce
del venditore di sale.

Sbocciano bianche pomelie
dal davanzale di marmo
sul vicolo degli Scalini.

Tu giovane donna normanna
i panni stendi
su canne tese di bambù.

Son come bandiere
d'antica casata di re Tancredi,
lenzuola fresche stese
(fra i palazzi del vicolo)
ad asciugare in questo
mattino di maggio.

Incede lento il treno,
lambisce il marciapiede
tra le vie strette del Sicco.

In spiaggia adagia la barca
il pescatore di profilo moresco
ripiegando i pensieri mesti
d'orgoglio saraceno.

Ed ora al tramonto
il sonno
tra l'onde del mare
di Scilla e Cariddi
vuole cullare,

come fra morbide braccia di Madre
il suo bambino.

 

 

 

 

 

 

HAVANA



Sale odor di salsedine
flutti d'alte onde
s'infrangono con forza
su gli argini scrostati del Malecon.
Coloniali palazzi di tinta pastello
scoloriti
sul mar Atlantico s'affacciano.
Sguardi di turista affascinati
da vecchie auto in stile "happy days".
Fuori dall'hotel
giovani mulatte in disordinata fila
per stranieri danarosi.

Svetta il monumento
in Plaza de la Revolucion
mentre da un risciò
il turista fotografa quel "Che"
di lamiera arrugginitosi
col tempo
sul muro del Ministero.

Profumi d'aragosta
ai fumi di rhum
si mescolano
per l'avventore
a la Bodeguita del Medio.
Classe mista al pian terreno,
divise uguali
rosse e blu,
ad alta voce legge
da pagine ingiallite
i versi di Josè Martì.

Secca arsura si fa strada
fra scricchiolanti bancarelle
su vie lastricate
umide da brezza marina.

Ancora riecheggia nella mente
del turista indaffarato
voce tenue di quel bimbo
della scuola al pian terreno
a cui matita ha regalato:

"Muchas gracias, companero".

 

 

 

 

 

 

FRA MARCHE ED ABRUZZI
(da un breve viaggio in auto)



Ondeggiano, sinuose
come forme di donna
e adagio declinano
verso le barche
sul bagnasciuga dei pescatori.
Di verde mare
e verde menta,
i declivi son tappezzati.

Dove l´ombra è duratura,
d´orli di pioppi ordinati
come aghi di sarte puntati,
designano i profili,
le colline.

Il vento fra gli alberi
è violino
di soave melodia.

Fra città nuove
e antichi porti
dove i colli e il mare si fan
cibo, vino e calore,
che brama di stringerti
vuole morire.

Ma il bisogno di un tuo abbraccio
rinasce.

 
CHIARA

Rosa bianca di verde campo
Schiudi il tuo bocciolo
tra gli altri fiori del giardino infinito.
Di rugiada del mattino
il Sole ti bagna
e di tua ombra al suolo
mi vesto.
Disteso così
seguirò
-smarrita fra i petali-
l'ape bramosa
nutrirsi della tua linfa.

Il mio sguardo
perdersi in te mai vedrai.

E della tua fragranza intensa
m'inebrierò.

 
MADRID 11 MARZO, ORE 7.39


Dimmi chi sei
chiunque tu sia,
fra dieci rintocchi di campana,
dieci sordi boati
i tuoi dieci comandamenti,
io voglio saperlo.
Non più donne
non più uomini,
nè madri dai loro figli
torneranno
nè figli i loro padri
chiameranno.
Operai
impiegati
scolari
pendolari
immigrati,
le loro mani
di porpora hai rivestito.
A quale prossima stazione
il treno verde del terra del mare
e come castello di sabbia,
sotto pioggia incessante si scioglie

io Re solitario attendo il tuo divenire,
mia unica donna Regina.
 

 

 

 

 

 


 


MARY


Smarrito il tuo sguardo,
come battito d'aquila fiera che
negli spazi della tua
brulla terra volteggia,
rintoccano i tacchi dei tuoi stivali
su questo marciapiede.

Fra cerchi di fumo grigiastri
d´una sigaretta stretta
tra labbra sanguigne
attendi quell´auto che ti porterà
fra soliti casolari diroccati
a barattare i tuoi sensi fanciulli.

A rimirare il cupo orizzonte
ritorna il quell'angolo buio
sguardo fragile
mentre fra scie abbaglianti
si perde e nello spiraglio d´un finestrino
l´abituale prezzo di scambio presenta.

S'infrangono come onde su scogli
brandelli di vita passata
che fra zingari pensieri riappaiaono
e l'ultimo respiro esalano.

La vita che hai sempre sognato
una volta ancora mestamente
l´imprigioni nel nero autoreggente
che bianche carni stringe
e trenta euro conserva.


 
ALLO SPECCHIO
 


Filtrano dagli spiragli della finestra
i raggi della stella mattutina
per volgere ancora il giorno nuovo.

Lei si desta dal torpore della notte
e come sole fioco che dall'imposte s'intravede
allo specchio il suo volto stanco si riflette.

Le sue dita lisce vagano con tatto fine
fra pieghe  non ancora definite
che il tempo, sul suo viso adulto, ha solcato.

I pensieri s'esiliano dal tempo presente
come film ritrovato riavvolgono la vita
e ritornano a ritroso verso quel che più non c'è.

D'improvviso il suo apatico sguardo
dall'amaro cristallo rifratto
materializza due figure di bambini.

Si cinge a loro come Terra al Sole
per ricoprire di calore perduto
il tempo della sua travagliata età.

E come l'inizio di un'inedita pellicola
sui desti occhi di giovani figli
la dolce madre riflette la sua vita fiorita.

 

 

 

 


 

L'ULTIMA MONTAGNA
( a Marco Pantani )

Vola Marco vola
inforca la tua leggera bicicletta
ed in piedi sui pedali
ancora una volta in fuga
ripercorri strade sterrate
e polverosi percorsi in salita.
Giungerai per un'ultima volta
ancora primo in cima al traguardo.
Non più tifosi ai bordi delle vie,
non più Alpes d'Houez,
non più Madonna di Campiglio
ritroverai al tuo solitario passaggio,
ma solamente invalicabili
catene montuose
di Silenzi, Solitudine e Indifferenza.



 

 

 

 

 

 

 

VIRTUALE

Come mosaico bizantino
luminoso e iridescente, appare
l´esile sembianza di te,
riflesso d´empio cristallo
che i nostri palmi separa.

Come tribù gitane, vagabondi
si sono dispersi i nostri
malinconici pensieri
su le righe fredde parallele,
fra incolmabili distanze.

Dell´imperatore Teodorico
salvatore dell´animo tuo,
hai svelato ogni segreta intimità.
Del tempio che ad esso
nel tuo cuore hai eretto,
ogni incastro m´hai rivelato.

E così, come opposti magneti
in un invisibile abbraccio
si ritrovano i nostri ardori afflitti,
fra le infide pieghe di deste notti
a barattare una sterile vita virtuale,
con chimere affamate di realtà.
 

 

( un  ringraziamento particolare ad elli; grazie piccola )
 

DEDICATO AD UN SOGNO

E d ancora io cerco,
l atente,alla deriva l'Amore mio.
L a terra dei sogni, volgendomi al Sole
i ncagliata nel tuo cuore, io ritroverò.



 

IN CAMMINO

E' nato il sole,
con il primo pianto del bambino.
Il sorriso della mamma ed
il dolce sguardo di papà.
La campana della scuola,
avvisa la lezione cominciata.
Il rintocco del campanile,
cadenza il rituale mattutino.
Lo sferragliare del tramvai,
in arrivo alla fermata.
L'abbraccio caldo dell'amata,
finalmente ritrovata.
Ed arriva ancora notte,
ed è il cerchio che si chiude,
e preannuncia la fiducia
che risorga nuovo Sole.

 

 

 

 

 


 

E PIU' NON SAPEVO

E più non sapevo se fuori era
il dì o s'addentrava la notte.
Se il tempo a pioggia era posto,
o se il torrido sole la terra sgelava.
Ma giungesti tu soave ed intensa,
ad illuminare la notte mia cupa.
E innovare hai voluto il mio giorno
che mesto, la fonda notte alternava.
Ripararmi hai bramato dal fosco diluvio,
e dal caldo cocente tu m'hai preservato.
Ancora domando da dove giungesti,
che posto fu questo che ti concretizzò.
Luogo ameno fu quel che calcasti,
punto cardinale della mia tranquillità.
Da oggi io so che presente sarai,
ora e domani, nell'individuale esistenza.
Amica mia, dolce ed immensa
.non lasciarmi mai.
 

QUANTE VOLTE

Quante volte a te
l'amica mia mano
ho invano proteso.
Quante volte a te
il familiare mio abbraccio
ho inutilmente evocato.
Le mie cordiali parole
colme di moti benevoli
a te ho vanamente sacrificato.
E quanti ancora anima mia,
frammenti della vita a te
ho inconsciamente riservato.
E tu che all'opposto al palmo
della mia mano hai offerto
Il pugno tuo chiuso.
E tu che il mio fresco abbraccio
l'hai ripagato con gesti insolenti.
E tu che al mio verbo maturo,
hai contrapposto disoneste sentenze,
ora non mirarmi con quegli occhi,
alla ricerca di un esile bivacco.
Cammina e peregrina la tua strada,
e quando incapperai in un
oscuro crocevia imboccalo,
in qualunque contrada esso ti porterà.
Con l'esclusive tue energie,
rinvigorisci il docile coraggio
e riprendi l'andare per l'ignoto.
D'ora innanzi non più vitalità
avrà il mio afflitto sentimento
che soavemente t'avevo donato.
D'ora in avanti spirito libero
e solitario nel tuo viaggio sarai,
adesso che amaramente mi hai
per sempre e senza sapere perduto,
fratello solo, mio amato.

 

 

 

 

 

 

 

PER LA LUNA

Per i boschi dell'ignoto
errai e vagabondo, passo dopo passo
ritrovai la smarrita strada.
La bianca luce nei miei occhi chiusi
abbagliò ogni cosa e
libero da paure il cuore affrancai.
Una ad una le incertezze si dissolsero
nascondendosi dietro alte montagne e
ancora una volta incantato
...t'incontrai sperduto Amore mio.
 

IN SILENZIO

Ora in silenzio attenderò
l'imparziale giudizio,
atteso da lustri
di popoli oppressi.
Ti scruto e con lo sguardo
sei rivolto all'oblìo
e chissà su cosa rifletti.
Se silente avrai riveduto
il parziale processo,
mirato con crimine orribile
verso stirpi a te avverse.
O se ancora
nel buio della notte,
durante la tua mesta insonnia,
rivedrai la funesta fame
dalla tua cupa brama creata.
Se riapparirà
fra i tuoi inquieti pensieri,
quel Dio che incautamente
alla lotta hai prestato.
Quello stesso Dio che ora attende,
in silenzio levarsi,
giustiziere e pacificatore
il giorno nuovo.
 

 

 

 

 

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e quando incapperai in un
oscuro crocevia imboccalo,
in qualunque contrada esso ti porterà.
Con l'esclusive tue energie,
rinvigorisci il docile coraggio
e riprendi l'andare per l'ignoto.
D'ora innanzi non più vitalità
avrà il mio afflitto sentimento
che soavemente t'avevo donato.
D'ora in avanti spirito libero
e solitario nel tuo viaggio sarai,
adesso che amaramente mi hai
per sempre e senza sapere perduto,
fratello solo, mio amato.

 

 

 

 

 

 

 

PER LA LUNA

Per i boschi dell'ignoto
errai e vagabondo, passo dopo passo
ritrovai la smarrita strada.
La bianca luce nei miei occhi chiusi
abbagliò ogni cosa e
libero da paure il cuore affrancai.
Una ad una le incertezze si dissolsero
nascondendosi dietro alte montagne e
ancora una volta incantato
...t'incontrai sperduto Amore mio.
 

IN SILENZIO

Ora in silenzio attenderò
l'imparziale giudizio,
atteso da lustri
di popoli oppressi.
Ti scruto e con lo sguardo
sei rivolto all'oblìo
e chissà su cosa rifletti.
Se silente avrai riveduto
il parziale processo,
mirato con crimine orribile
verso stirpi a te avverse.
O se ancora
nel buio della notte,
durante la tua mesta insonnia,
rivedrai la funesta fame
dalla tua cupa brama creata.
Se riapparirà
fra i tuoi inquieti pensieri,
quel Dio che incautamente
alla lotta hai prestato.
Quello stesso Dio che ora attende,
in silenzio levarsi,
giustiziere e pacificatore
il giorno nuovo.
 

 

 

 

 

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