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LA GRANDE GARA
Nel bosco dei Marroni vivono
indisturbate molte specie di animali.
Il bosco è bellissimo e tra le tante varietà d’alberi, fanno mostra di sé
dei grandissimi e vecchi castagni. I grandi e rigogliosi Marroni le cui
prelibate castagne sono il cibo preferito di molti animali.
C’è anche un bel laghetto dalle acque limpide come gli occhi dei bambini,
dove i pesci nuotano a pelo d’acqua rincorrendosi tra loro.
Dal sottobosco fanno capolino deliziosi funghi che con i loro cappelli
tinteggiati, offrono frescura e vitto alle lumache, mentre dall’erba, come
da un immenso albero di natale, sbucano migliaia di rosse fragoline che
emanano il loro inconfondibile profumo.
Tutto è pace e tranquillità e gli animali convivono in armonia; persino i
serpentelli, sempre timorosi, se ne stanno a panciolle a crogiolarsi al sole
e ogni tanto, attratte dal luccichio dell’acqua, arrivano le anatre, che
reduci dai loro lunghi viaggi, trovano ristoro nella frescura del lago.
La sera, quando il sole si scioglie colorando di rosso ilcielo e la luna fa
capolino, la quiete regna sovrana, mentre, proprio come fanno i pescatori,
gli animali notturni, escono e iniziano a vivere.
Tra i tanti coniglietti, c’è un certo Pippolampo che ha fama di essere
l’animale più veloce del bosco, un corridore straordinario, piccolo, con due
occhietti rossi e vispi e un corpicino da atleta.
Questa sua fama non era però condivisa da una volpe, tale Gennylafurba che
non sopportava che un suo rivale, avesse tanta notorietà. Più di una volta
aveva tentato con astuzia di tendergli una trappola, ma Pippolampo, davvero
troppo veloce non si faceva prendere da quella manigolda.
Gennylafurba non riusciva rassegnarsi, pensando così a qualche tranello,
sfidò pubblicamente Pippolampo ad una gara di velocità.
Della cosa venne informato Giribaldo, il gufo più vecchio e saggio del bosco
che, miope e oramai spennacchiato, godeva di grande stima. Era stato lui,
ancora piccolo e senza ali, a salvare il bosco dalle fiamme.
Dovete sapere che quando Girabaldo non riusciva ancora volare, guardando
dall’alto del suo nido, vide che un uomo, imprudente, aveva acceso un falò
per arrostire dei funghi appena colti e dopo aver mangiato, se ne era andato
senza curarsi di spegnere le braci.
Di lì a poco il vento fece volare i tizzoni ardenti che incendiarono dei
rovi. Il fuoco si propagò a vista d’occhio e Giribaldo, solo e con la vocina
ancora debole, non riusciva a farsi sentire.
Nel suo stesso albero, alla base del tronco, abitava un tasso, un
dormiglione incallito che non udiva i disperati richiami del gufetto,
raccolto allora tutto il proprio coraggio, Giribaldo si lanciò dal nido
finendo rovinosamente a terra.
Dolorante, s’infilò nella tana del tasso riuscendo a svegliarlo e ad
avvisarlo del pericolo.
Morfeo, così si chiamava il tasso, resosi conto della situazione corse ad
avvisare gli uccelli i quali a loro volta passarono parola.
Migliaia d’animali si avviarono verso il fuoco, e mentre tutti i non alati,
scavando con le zampe un gran fosso, poterono circoscrivere l’incendio, gli
uccelli, riempitosi il becco di granellini di terra e lasciateli cadere
sulle fiamme, riuscirono a soffocarlo.
Venne fissata la data della gara, da tenersi, per motivi di sicurezza, in
una notte senza luna, e si stabilì di abolire, per quel giorno, qualsiasi
rivalità tra specie in modo che tutti potessero tranquillamente partecipare
all’evento.
Si avvicinò anche il vecchio lupo Grifagno, un predatore solitario,
conosciuto e temuto da tutti.
Grifagno abitava in una montagna non molto distante e quando la
fame lo assaliva, si avvicinava al bosco dei Marroni in cerca di una preda
da mangiare.
Sapendo però di non essere ben visto, non si unì agli altri animali; di lui
non si fidava proprio nessuno.
Il giorno e la notte si fusero e l’intero bosco vibrò di nuova luce.
Le formiche disposte in fila indiana, delimitarono il percorso di gara
mentre le lucciole, anch’esse in fila indiana, svolazzando sopra le formiche
illuminarono la pista come quella di un grande aeroporto.
Gennylafurba, aveva nel frattempo preparato la trappola lungo il percorso;
non distante dalla sua tana aveva scavato una buca ricoprendola di foglie,
dove, certamente, sarebbe caduto l’ignaro Pippolampo.
L’intento era chiaro, lo avrebbe afferrato e trascinato nella sua tana per
farne un sol boccone!
Arrivò infine il gran momento, Pippolampo si presentò in gran forma, il
giorno aveva mangiato una bella scodella di carote, cibo che dà gran vigore
e non appesantisce lo stomaco, mentre Genny, ingorda, doveva avere mangiato
ben altra roba, visto che la pancia quasi le toccava a terra!
Una folla di spettatori si dispose ai bordi della pista, e i poveri
funghetti, quella notte, dovettero sopportare il peso di migliaia di lumache
che si adagiarono sopra i loro morbidi cappelli.
Miriadi di brillanti occhi sbucarono da ogni dove mentre i pesci facevano
grandi salti fuori dell’acqua per assistere alla gara.. Intrecciando fili
d’erba gli uccelli realizzarono un nastro che legarono a due tronchi
d’albero mentre Giribaldo, tenendo stretta alla zampa una grande foglia a
guisa di bandiera, dette il via.
Pippolampo partì come una Ferrari, mentre Genny, che a fatica trascinava il
gran pancione, perdeva sempre più terreno.
Giunto in prossimità della trappola, Pippolampo inciampò sulla
radice di un albero che fuoriusciva dal terreno, ma che l’erba aveva
nascosto. Fece un volo tremendo andando però a cadere oltre la buca. Si era
slogato una caviglia e non riusciva più a correre. Due occhi rossi come il
sangue lo guardarono, era Grifagno, pronto a saltargli addosso, ma quando
stava ormai per afferrarlo, arrivò Genny che, nemmeno a dirlo, inciampò
nella stessa radice e con un gran salto finì dritta dritta nel fosso che lei
stessa aveva scavato.
Adocchiato un pasto più consistente, Grifagno abbandonò l’idea di afferrare
il coniglio e cominciò a pregustare un’altra succulenta e abbondante
cenetta.
Accortosi del grave pericolo, Pippolampo cominciò a urlare chiamando aiuto.
Di lì a poco, in una stupenda gara di solidarietà, arrivarono tutti gli
animali mentre, approfittando della provvidenziale confusione, Pippolampo
liberò Genny e la trascinò al riparo.
Era davvero conciata male la poveretta! Si era rotta una zampa e dalla fifa
aveva il pelo ritto come quello di un gatto quando incontra un cane; la sua
bella coda sembrava uno spazzolino da denti e in più, tremava come una
foglia balbettando frasi sconnesse.
Quando sopraggiunsero i cinghiali, Grifagno, capita l’antifona, voltò tondo
e se la dette a gambe levate. Fu così che il coniglio e la volpe divennero
amici inseparabili, infatti, solo nel bosco dei Marroni si possono vedere
camminare tranquillamente insieme volpi e conigli.
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C’era una volta una bambina che abitava in un paese un po’ particolare, sì
perché questo paese sorgeva sull’arcobaleno !
Bene, qui i nomi dei bambini e delle bambine rispettavano il loro modo di
vestire, infatti c’era Cappuccetto Rosso (vestita di rosso come quella della
favola ),poi c’era Cappuccetto Verde, Cappuccetto Blu, Cappuccetto Giallo e
Cappuccetto dai Mille colori perchè portava sempre gonne e magliette di
tanti colori, una coroncina di fiori coloratissimi fra i suoi capelli rossi
e ricciolini e un paio di scarpette d’oro.
I Cappuccetti abitavano naturalmente, ciascuna con la propria famiglia, ma
tutti i giorni si ritrovavano per giocare tutte insieme.
Cappuccetto dai Mille colori era sicuramente la più vispa e curiosa di tutte
e un giorno, stanca di fare i soliti giochi, propone alle sue amiche di
andare a fare una gita al mare e loro accettano subito ben volentieri.
Vanno prima a chiedere il permesso ai genitori e, dopo averlo ottenuto
partono felici.
Ma... come avranno fatto per scendere dall’arcobaleno ?...
Ognuna di loro aveva un paracadute dello stesso colore del vestito che
indossava.
Ecco quindi che le bambine indossano i paracadute e scendono sulla spiaggia,
ma non si accontentano di fare bagni e castelli di sabbia e dopo un po‘...
Sulla riva del mare c’era la barca che i loro papà usavano quando andavano a
pescare e Cappuccetto dai Mille colori convince le amiche ad andare a fare
un giretto.
Salgono sulla barca, tolgono con un po’ di fatica l’ancora e partono per
affrontare quella che pensavano sarebbe stata una meravigliosa avventura.
Prendono le canne da pesca dei genitori e si mettono a pescare, incontrano
granchi, meduse colorate, pesci scintillanti, vedono perfino due delfini che
saltano tra le onde... ma ad un certo punto, arrivano dei nuvoloni neri, si
sentono in lontananza tuoni, e le bambine decidono di rientrare
frettolosamente.
Ma non fanno in tempo, perchè il vento comincia a soffiare sempre più forte,
la pioggia scende violentissima, il cielo e il mere diventano bui e cupi e
la barca viene trascinata e sbattuta dalle onde altissime.
I Cappuccetti si stringono forte e si aggrappano come meglio possono alla
barca che viene buttata dalla forza del vento e delle onde sulla spiaggia di
un’ isoletta.
Quando finalmente la tempesta si quieta, le bambine, ancora un po’
spaventate, incominciano a guardarsi intorno : la barca era sfasciata e lì
intorno non si vedevano nè case nè persone.
Piano, piano, spronate da Cappuccetto dai Mille Colori, riprendono coraggio
e incominciano a cercare un posto dove potersi sistemare, dal momento che,
almeno per il momento, non potevano tornare indietro.
Quel posto era proprio bello, c’erano dei grandi fiori dai colori
meravigliosi, diverse varietà di uccelli che cantavano melodie dolcissime,
le scimmiette che saltavano tra i rami guardando incuriosite, ma per niente
spaventate, le nuove arrivate.
C’erano tartarughe che passeggiavano tranquille sulla riva del mare con le
loro piccoline dietro... poi c’era un fiume dall’acqua pulitissima e
scintillante con una bellissima cascata e vicino al fiume si ergeva alto,
un albero molto strano...
L’albero era molto grande e sui suoi rami c’erano tanti frutti diversi...
e i Cappuccetti potevano scegliere tra albicocche, ciliegie, pesche,
fragole, mele, uva, arance, ananas, kiwi, banane, pere...
Dopo aver fatto una scorpacciata di frutta, le bambine decidono di andare a
prendere alcuni pezzi della barca e si costruiscono una casetta sui rami di
quell’albero “speciale“.
Per un po’ vivono felici la loro avventura sull’isola: fanno amicizia con
gli animali, nuotano nel fiume, sotto la cascata, o nel mare in mezzo ai
pesci, vanno a passeggio a cavalcioni delle tartarughe...ma poi incominciano
a sentire la nostalgia dei loro genitori e diventano un po’ tristi.
D’altra parte, loro non potevano saperlo, ma le loro mamme e i loro papà
erano disperati perchè non avevano più notizie delle loro bambine.
L’ingegnosa Cappuccetto dai Mille Colori inizia a pensare e decide di
chiedere aiuto alla tartaruga gigante chiedendole di fare da postina per
loro. Prepara un messaggio, lo infila in una bottiglia e lo lega alla coda
della tartaruga che parte accompagnata da un suo amico, un grosso
pappagallo, alla ricerca del paese sull‘arcobaleno.
Finalmente arrivano sotto l’arcobaleno, il pappagallo prende in consegna il
messaggio e lo porta ai genitori dei Cappuccetti che, dopo averlo letto,
preparano una grossa mongolfiera e partono guidate dai due animali.
Quando arrivano abbracciano felici le loro bambine, insieme fanno un giro
dell’isola e, dopo aver salutato tutti gli amici tornano a casa, decidendo
che in futuro le vacanze le avrebbero trascorse in quel bellissimo posto
così, forse, i Cappuccetti non si sarebbero più lanciate in simili avventure
!
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