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Per
tutto quello che mare vuol dire Che
si può vedere, che si può sentire. Mare
come può essere il nulla Di
un’onda che culla. Spuma
mare Di
chi è alla deriva O
con lo sguardo perso oltre l’orizzonte Di
un’Africa che rimane irraggiungibile. Io
penso e la mia penna scrive Parole
che, figlie di pensieri, fluttuano
e si infrangono come
ai miei piedi si infrange il mare. “Scende,
come sempre una pioggia grigia come
sempre batte, costante, sul palmo delle mani e sul volto. affollandosi
alla porta della memoria! Le
foglie seguono la danza, tra il cielo ed il buco che s’apre, lento
e tondo nello stagno della mia testa; ha
vinto lui, il pensiero triste. il
giorno fluisce mentre malinconico guardo un
mondo bagnato, dalla
piccola finestra del mio cuore.”
Anche
l’ultimo raggio Scende
oltre Siena E
l’albero aspetterà la notte E
gli uccellini smetteranno di canticchiare con noi. Allora
io mi alzerò da qui, con
parole sull’azzurro ascoltando
il tuo nome portato dal vento
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Brulichio. Gente
che va che viene, Che
parla mille lingue. Gente
ferma, in piedi, seduta, distesa. Brulichio
brulichio. Gente
con zaino e valigia, gente
e borsette, ciabatte
o piedi nudi. Io
qui ad osservare, parte del formicaio. Formica
dell’immenso andirivieni che Questa
stazione può essere. Colline
colline Colline
e alberi Alberi
e case bianche E
campi bruciati Girasoli
neri bruciati E
terra terra arata Brulla
terra senz’erba. E
poi colline, E
strade di terra sotto il sole che brucia tutto, Colline,
sole, ed io Albero
solo In
terre di terra. Sono
nulla se non l’aria che respiro, vivo
presente, annuso i profumi. L’aria
così preziosa per i miei polmoni, è
presente cosciente del passato. Una
bella presenza oltre l’apparenza. |
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