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Baia del re
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Il lento
profumo
Dei tuoi
angoli bui
Nasce dal
desiderio
Di non
averti ancora.
Scivola
lungo la pelle
Un lamento
felice
E il nome
delle cose non ritorna.
Vedo la
storia nei tuoi occhi
E la voglia
nei miei.
Ora, fra
poco, tutto
Sarà nuvole
rosa: Con misura.
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Le donne grasse vanno in bicicletta Sulle strade maligne E sudano nell’aria cristallina Fra l’odor di letame. Noemi ha le gambe storte, ma Mi prende il dito e corre Verso la vita: un recinto Alla fine del prato. Passo in rassegna le farfalle E le ragazze carnose; non so fotografarti l’anima però le cime sono tutte mie… Qui le finestre non muoiono Di là dal vetro: ti affacci Dubbioso e quasi raccogli Il primo infinito
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Il sole sta per finire raccogliamo le briciole; il castello penetra nelle vene, pensieri di noi strani romei, gli occhi pieni di luce e di colori… Se un quadro piace, l’equazione si chiude e il piacere ci è quasi insopportabile. Non vorrei ma lo voglio restare qui, spiare il respiro degli alberi, vestiti di là dalle vetrine libidine lontana ma palpabile solo che ci sentiamo disarmati qui, ora, sempre, come due formiche, sperdute là nel tempo che ci sorride appena. Qui non è la tua storia, né la mia: le colline ci guardano le rondini si ostinano a volare in un novembre sconosciuto freddo e caldo. Torniamo giovani sulla pelle di una bionda ostinata, incosciente: fuma e parla di nulla. Quando il treno ci raccatta lo specchio è già spezzato. Siamo noi.
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In
quest’orgia di fiori e di farfalle un passo ancora verso il nulla eterno. So
che la fine ci profuma e
ci abbellisce; quasi ci fa urlare di gioia Ora
possiamo baciare la paura subire
il nostro peso con un paio splendido,
generoso d’ali tigrate.
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