Marino 17 

Baia del re  Nuvole rosa

Val Venosta

Conegliano

Illasi

 

 

 

  Baia del re 
                              
La periferia dei sensi 
Fresca nel mattino pastoso 
Sperduto mi coglie a seguire 
Passi tra un filo di nebbia 
 
Non trovo parole innocenti 
Divise dalla nostra passione 
 Nutrita di foglie novelle 
E fiori appassiti 
 
Io credo che tutti i colori 
Del sole come una veste 
Ricoprano i muri e la luce 
E noi che proviamo estenuati 
Illanguiditi 
L’ennesima traccia d’amore 
 

         

 

 

       Nuvole rosa

 

  Il lento profumo

  Dei tuoi angoli bui

  Nasce dal desiderio

  Di non averti ancora.

  Scivola lungo la pelle

  Un lamento felice

  E il nome delle cose non ritorna.

  Vedo la storia nei tuoi occhi

  E la voglia nei miei.

  Ora, fra poco, tutto

  Sarà nuvole rosa:

                   Con misura.                                          

 

                 

 

              Val Venosta

 

Le donne grasse vanno in bicicletta

Sulle strade maligne

E sudano nell’aria cristallina

Fra l’odor di letame.

 

           Noemi ha le gambe storte, ma

Mi prende il dito e corre

Verso la vita: un recinto

Alla fine del prato.

 

Passo in rassegna le farfalle

E le ragazze carnose;

non so fotografarti l’anima

però le cime sono tutte mie…

 

Qui le finestre non muoiono

Di là dal vetro: ti affacci

Dubbioso e quasi raccogli

Il primo infinito

 

 

Conegliano

 

Il sole sta per finire

raccogliamo le briciole; il castello

penetra nelle vene, pensieri

di noi strani romei,

gli occhi pieni di luce e di colori…

Se un quadro piace, l’equazione

si chiude

e il piacere ci è quasi insopportabile.

Non vorrei ma lo voglio

restare qui, spiare

il respiro degli alberi, vestiti

di là dalle vetrine

libidine lontana ma palpabile

solo che ci sentiamo disarmati

qui, ora, sempre, come due formiche,

sperdute là nel tempo

che ci sorride appena.

Qui non è la tua storia, né la mia:

le colline ci guardano

le rondini si ostinano a volare

in un novembre sconosciuto

freddo e caldo. Torniamo

giovani sulla pelle di una bionda

ostinata, incosciente: fuma e parla

di nulla. Quando il treno ci raccatta

lo specchio è già spezzato. Siamo noi.

 

 

                  Illasi

 

 In quest’orgia di fiori e di farfalle

 un passo ancora verso

 il nulla eterno.

 So che la fine ci profuma

 e ci abbellisce; quasi

 ci fa urlare di gioia

 Ora possiamo baciare la paura

 subire il nostro peso con un paio                             

 splendido, generoso

 d’ali tigrate.

 

 

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