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Vorrei essere nulla ma allo stesso tempo tutto
Vorrei essere il silenzio per imparare ad ascoltare
Vorrei essere acqua per evaporare e svanire
Vorrei essere un pianeta per perdermi nel cosmo
Dentro me piango lacrime false di pigrizia
Sono un naufrago un disperso mi sono dimenticato di me stesso e di tutto ciò che o fatto e farò
Mi estraneo dalla mia mente dubbiosa per cercare un posto più tranquillo dove non occorre pensare
Accantono la mia analisi delle cose per vederle come sono realmente
Solletico la mia fantasia per farla viaggiare
Voglio solo scrutare immagini nitide e sognare
Il mistero e la realtà collidono In un unico seme
Desidererei vederlo germogliare e crescere per capire le cose da me non comprese perché viaggio in un mondo fatto di paesaggi notturni
Sogno risvegliato magico senso d’inquietudine sospeso in aria fragile
Mezzogiorno di notte illuminato dalla luna
Vorrei dirti tante cose raccontarti fiabe di fate e sospiri di rugiada dimenticarmi in te scoprire un nuovo essere che è uno e meta che non è niente di tangibile solo essenza di spirito un alito di vento e sospiri
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Le lucciole mi ingannano io provo a seguirle fuggo via con loro ma sono lento lento come il cielo di Milano
Non si può piangere luce quando dentro senti il buio
Chiuso e bloccato permango nella libertà assoluta di essere prigioniero della realtà facile dell’immaginazione surreale da me creata
Trovo risposte pallide nel più oscuro tratto del cuore mio dove si nascondono schiette le paure più languide, solari nel loro essere cupe, forbite e inattaccabili
Un sussurro pare una nota stonata se ascoltato con un orecchio vagamente attento
Le venature nel legno antico e saggio mi insegnano a scrivere a contare a piangere e a ridere
Molte volte hai perso le foglie e molte volte sei rifiorito illuminandoti di verde
La tua saggezza piega l’ignoranza e la mia acerba inconsapevolezza
Anche se contrastano il mio e il tuo vocabolario io ti imito e ti stimo
Tu sei quasi me e io parte del tuo essere
Voglio raggiungere il luogo dove i sentimenti e le sensazioni sfumano lievi, si uniscono in placide frasi sussurrate al vero artista mio ignoto autore, modellatore di argilla fragile ignara di se stessa troppo indaffarata per rispecchiarsi nell’oceano
Lascio che la rugiada, posandosi leggera sul tuo viso chiaro, liberi l’irrequieto mare dal suo grigio color amaro
Parlami, silenziosa, di ciò che t’impedisce di illuminare il tempo fuggente col tuo sorriso unico faro del mio vagare
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