Lia Govers 1- 2 - 3
 

Sono Lia Govers, nata il 22-01-1952 - in una famiglia di 11 figli - nei Paesi Bassi (Bergen N.H.), dove ho conseguito il diploma magistrale nel ‘71. Nel 1972 mi sono trasferita in Italia e nel ’77 ho sposato un italiano (siciliano). Ho lavorato sempre con la mia conoscenza delle lingue estere (tedesco, inglese ed olandese) nel settore commerciale ed anche nell’industria, ma per anni ho anche fatto la traduttrice free-lance. Mi sono pure laureata nel 1981 in Pedagogia (indirizzo psicologico) all’Università di Torino, ma non ho mai adoperato la laurea per un lavoro.

Poesie in olandese - Poesie in italiano
 

LO INCONTRO PER LE STRADE CULLAMI             COME UN BAMBINO DOVE SCORRE QUELL'IMMENSO FLUIDO D'INTESA  TRADIZIONE DEL SUD CHE MUORI ANCORA TI DIVERTONO 
BAGAGLIO DI VIAGGIO MASSIFICAZIONE PROGRESSIVA POLITEISMO IL MONELLO ORA, CRESCIUTA   CHI PUÒ DIRE PERCHÉ  

 

 

BAGAGLIO DI VIAGGIO

Nel mio bagaglio di gioventù

vi è una vecchia ferita

mai del tutto guarita,

un anelare che non mi lascia più.

Vorrei essere

tutta natura in bocciolo, un germogliare

in armonia con la vita primordiale,

attesa come ogni anno le stagioni

o come banditore in piazza medievale;

attesa nel grembo di madri giovani,

cullata su quiete onde del mare,

pensata come figlia mai nata,

per la quale

la madre sente un fremito

per quel suo vecchio debito

di vita mai data;

senza alcuna condizione amata,

come figliol prodigo festeggiata;

come avvenimento cosmico con ansia atteso

per sanare

il mio intimo offeso

di bimba trascurata,

spesso a me stessa abbandonata;

la mia esistenza che a mia madre pesa,

la mia infanzia vilipesa.

 

Ho come bagaglio di gioventù

nel mio inconscio primordiale

una malinconia esistenziale,

un sovrappiù

che non mi abbandona più.         

 

 

 

 

 

 

MASSIFICAZIONE PROGRESSIVA

È esaltante

e tutto trascinante:

sei "in" o sei "out".

Tutto su un piatto ti viene presentato,

persino imboccato

o già masticato.

È imbavagliante

per la personalità.

È obnubilante

per la coscienza.

 

Camminiamo verso il Brave New World di Huxley.

Ci siamo quasi. Abbi solo un po' di pazienza.

Con i mass media con opinioni ti riempiono

e guai a te se per caso non ti piacciono.

Allora non ti danno ascolto,

allora non vieni assolto,

allora non vai in onda.

Sei un semplice outsider e fuori moda.

 

Per l'ecologia, nel mondo della musica,

per la scelta di film, ma anche in politica,

per la moda e così per la letteratura.

Per ogni argomento esiste la cura

massificante,

delirante,

obnubilante.

 

Evviva la democrazia

ipocrita.

Evviva la massificazione

depersonalizzante.

 

Alla società d'ogni tempo manca la valvola di sfogo.

attento, tu che pensi, guarda che vai sul rogo!

 

E' meglio non pensare

e subito rientrare.

Essere "in" è la parola chiave.

Annullarsi è soave!                        

 

 

 

 

 

 

 

 

POLITEISMO

Della preghiera del rosario in ginocchio nel salone

a volte mi capita con un sorriso di ripensare

a chi con "un, due, tre" una volta la preghiera volle iniziare

e dell'obbligo delle messe domenicali

papà che uno di noi in un bar vide gironzolare.

A confessione con regolarità

e la preghiera prima del mangiare,

e anche della famiglia la grandezza

in quella tendenza era da misurare.

La famiglia, la vita erano dedicate alle Sue prescrizioni,

ma soprattutto era l'ordine fisso: dava a mia madre rassicurazioni.

Quando, dopo l'accaduto nel bar, venne abolito,

il suo piccolo mondo finì travolto da mare sconosciuto.

La messa, la preghiera, la confessione: così le cose dovevano andare.

Come ci si comportava, non ci aveva niente a che fare.

 

Dopo, viaggiando tanto, lo vidi uguale ovunque.

Tra candele e preghiere, in casa, altrove o in chiesa

anche altri credi trovano la loro accoglienza;

ferro assieme si tocca,

vengono appesi aglio

e ferro di cavallo,

captate parole di chiromanti

e di oroscopi si divora la lettura.

 

Ma la fede così non diventa strana mistura?

Assieme a Dio si venera Mammona, Eros, Prestigio e Potere.

Non è politeismo, cosa credi di sostenere?



In fin dei conti Mosè col vitello d'oro nel deserto,
dietro il velo quotidiano è sempre all'erta.

E anche tra pregare o dire e fare
sta spesso di mezzo l'immenso mare.

L'uomo a qualcosa deve credere: ciò dà sicurezza!
La dissonanza resta spesso una celata verità.
non tutti hanno imparato a captare
che, a volte, possono pure stonare.      

 

 

 

 

 

 

IL MONELLO

Tu, monello,

tendi sempre qualche tranello.

Compagno indesiderato in questa terra d'uomini

che vittime mieti in una breve tregua.

Tu stai tra i piedi.

Giù le mani!

Dappertutto ti ho sorpreso.

Sei il monello Malinteso.

 

Ma non si comprende che tu appari,

perché vivendo da semplice gente,

del tutto ignara magari,

senza sospetto di niente,

noi tutti un proprio linguaggio coltiviamo

e perciò nella comunicazione, nel parlare,

non sappiamo ricordare

con cosa l'abbiamo nutrito;

che una stessa, identica parola

diversamente nell'orecchio di ognuno vola,

da ciascuno in modo diverso è percepita?

E altri meccanismi fa scatenare,

cosicché

monelli come te

possano spuntare?

 

La guerra è subito dichiarata,

ma le anime difficilmente saran calmate.

Ti dovrei esiliare
come Napoleone a Sant'Elena.
No, monello Malinteso,
a debita distanza da noi devi stare
e, pertanto, a quel paese andare.                        

 

ORA, CRESCIUTA               (’91)

Ora, cresciuta, so che qui in eterno mai vivrò,

che con ogni ribellione il morire non impedirò.

Ogni giorno mi è dato in omaggio.

Ogni mitezza

è una carezza

per il mio cuore

e un cerotto, sì,

un cerotto sul mio vitale dolore.

 

Della vita voglio vivere a fondo

tutti i singoli barlumi.

La gioia mia in questo mondo

è fatta di spruzzi, non di fiumi.

 

Sarà perché da bimba ero troppo vissuta?

Ma ora, cresciuta,

sempre più bimba non sono?

Con sguardo fanciullesco mi giro intorno,

vivo e colgo il giorno.             

 

CHI PUÒ DIRE PERCHÉ ?            (’92-’93)
 

Chi può dire perché

il destino da voi avuto,

alla stessa famiglia dovuto,

sorella e fratello

per me non è stato quello?

 

Tu ribelle sorella

che non volevi quella

sorte di succube madre,

che da tuo padre,

nella crisi per il figlio morto

si lasciò picchiare, a torto.

 

Eravate costretti a scovarlo ubriaco

in giro, disperato, lacerato, demoniaco.

Da bambini che ne capivate?

Soltanto subivate, registravate.

Per ognuno la figura paterna,

come lanterna,

sulla retina della mente,

prototipo di rapporti futuri con l'altro sesso,

un marchio a vita vi ha impresso.

 

Non trovi mai l'accettabile via

da quei tempi, sorella mia,

affinché gli uomini rimangano,

rapporti che inevitabilmente si infrangono.

E ti gira per la mente

il fantasma del padre prepotente

e ti voti tutta per la causa

femminista, senza alcuna pausa

d’un affetto che ti duri nella vita.

Con malcelata solitudine nelle vene

dici che da sola vivi bene.

 

Tu fratello,

sensibile ometto,

come altri non hai retto.

Troppo per mamma hai parteggiato

e più con lei ti sei identificato.

Papà ti risultò essere il bruto

durante quell'interminabile lutto.

Da grande ancora tua madre non tradisci

e da solo anche tu i tuoi giorni finisci,

in società che non ti accetta come tale,

solitudine da omosessuale.

 

Bizzarro destino il vostro

se per me pa' non era quel mostro,

se ai miei tempi era appena uscito

da quel tunnel buio all'infinito.            

 

LO INCONTRO PER LE STRADE

Lo incontro per le strade,

al mercato a far spese,

quest'adulto senza pretese,

succo di semplice vita

racchiuso su dieci dita,

ed ha imponenti ,

impacciati movimenti.

Senza mai scrutare a fondo

butta se stesso nel mondo.

 

Tempo addietro nel viale,

come un alunno elementare,

lo vedevo temporeggiare

mentre stava ad ascoltare

inventate minute storielle;

erano quelle per mio figlio.

 

Quando ora ci incontriamo

- forse la madre gli rammento? -

accenna un sorriso vago,

o è solo un sentimento,

ricordo incerto dei racconti

origliati nel viale?

Cosa pensa, chi lo sa?

Forse è intenerimento

per la giovane età

del mondo di mio figlio.

Forse sente di farne parte,

ma non ne possiede più le carte.

È ormai intrappolato, così goffo, imbarazzato

con la propria adulta figura,

che anch'io perdo la misura

e mi arrendo alla sua

ingenua voglia di comunicare.

 

All'incrocio, al cancello

non posso tralasciare

di farmi scappare

un abbozzo di sorriso,

un saluto imbranato.                               

 

 

 

 

 

 

 

 DOVE SCORRE QUELL'IMMENSO FLUIDO D'INTESA

Dove scorre quell'immenso fluido d'intesa

non esiste colpa, solo resa

ad umana, densa presenza.

Ognuno soffre la propria esistenza.

Coscienza vulnerabile ogni uomo;

su questa terra

ciascuno erra,

fragile, esposto,

mortale, solo.

 

Pietà, il mio cuore batte, pietà.

Batte dove il dente duole.

È sangue rosso, caldo e fumante;

è linfa vitale che scorre costante.

È cibo quotidiano,

è aria respirata:

pietà, pietà, pietà.

È una condanna a vita.

È la mia piena libertà.

È la riconciliazione

con la nostra breve razione

di vita, nell'al di qua.               

 

 

 

 

 

ANCORA TI DIVERTONO          (a mio figlio Claudio)

Ancora ti divertono

i giochi spensierati,

finte guerre con soldati

o, comunque, ti immagini

le vincite nel mondo facili.

 

Ancora ti credi un po' onnipotente,

ma quando non sarò più sempre presente

e non più in tanto gioco

le tue giornate passerai

o, chissà,

in questo i tuoi figli osserverai;

quando tante delusioni ti saran passate addosso

ed i tuoi più intimi ideali avran scosso

e tante tempeste ti avranno travolto,

il tuo gusto di vivere ne uscirà sconvolto?

Tutto ti si leggerà sul volto?

 

O sarà rimasto un poco

della tua propensione al gioco?

Fanciullo nell'anima ancora sarai?

La vita, come capita, apprezzerai? 

 

CULLAMI             (A mio marito - '92)

Nelle tue braccia dolcemente cullami.

La mia anima intirizzita scaldami.

Cullami, cullami, sommergimi con ciò

che da bambina mancato io ho.

 

Seppelliscimi,

travolgimi,

mettimi a nudo il tuo amor

e siimi padre e madre e signor.

 

Cullami, menestrello, dolcemente cullami

ed accompagna il moto col tuo canto d'amor

e copri con esso il mio ancestrale dolor.

Cullami, menestrello, cullami per l'eternità,

finché la morte non ti fermerà.                                  

 

 

 

 

 

 

 

COME UN BAMBINO (a Pà - dic. ’91)

Nel silenzio della casa d'una volta

erra un uomo raggrinzito

che, impacciato ed abbattuto,

senza la moglie si sente perduto.

I ruoli, ora, sono invertiti,

passioni e forza vitale quasi spenti.

Il suo passo

è lento e malsicuro.

Ciò mi disarma del tutto.

Egli stesso

è più tenero

e mi viene un groppo alla gola.

 

E' questo mio padre?

Dove è l'uomo fiero come un albero,

dove il suo gagliardo passo?

 

E dove quelle mani grandi come palette?

E dove la voce che era gridare, spesso?

Subisce la vecchiaia, ora, come un bimbo molto tenero?

 

E mi tornano parole alla mente

"Se non sarete come fanciulli..."

Credo Tu lo stia preparando.

Non posso impedire niente.

E' quasi tempo per l'eternità.

Torna nel Tuo grembo

e rimpicciolisce sempre, là.                              
 
 
 
 
 
 

 TRADIZIONE DEL SUD CHE MUORI (Tutto il mondo è paese)

Con la tua pazienza sei alle prese

ti passa davanti il carosello di paese

per questa usanza

d'interminabile condoglianza.

Di variegata anima è moltitudine:

sfila il curioso - spunto non gli vuoi dare

per poter in seguito sparlare?-

chi salva le apparenze, usasi fare,

e chi al morto devoto,

tutti sono lì in moto.

 

In casa del defunto vengono portati cibi pronti,

ti circondano così amici e parenti,

partecipi in tutto

per questo tuo lutto

.

Per tre giorni circa viene curato nel mangiare

chi temporaneamente al vivere poco sa badare.

 

Comincia il tempo del lutto esternato

per quest'usanza a tutto si è pensato

fuorché al fatto che è interiore sentire

e che metterlo in mostra

può clamorosamente smentire.

 

A volte nel villaggio può capitare

nella via principale

di vedere avanzare nere,

perché del lutto partecipanti,

minigonne ed abiti scollati provocanti

con sexy movimenti ancheggianti.

 

Il lutto sta loro stretto

intorno al corpo e nella vita

sembrano - come in villaggi dappertutto -

sentire con occhi altrui, tutto.

Quali che siano i sentimenti in verità

bisogna mantenere questa bizzarra parvenza

per la rispettabilità.         

 

 

 

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