Giorgio B.

 

GIUGNO D'AUTUNNO

TRE ACRI PAESIO BUONANOTTE RICCIO L'ULTIMO SOSPIRO 

 

 

Nell' ora tarda che rincorre la follìa

di una mortale luce

che sempre più fioca ritornerà

scrivo della mia sognata gioia

e della mia viva pena,

aggrappandomi all'ultimo folgorìo

del mio imperatore,

che presto il mortal sospiro esalerà.

Chiara come un bel sole d'inverno

trasparente stella all'imbrunire...

distruggi il mio cuore perchè già trafitto

maledettamente duole

e rendimi ghiaccio alla vista

del tuo dolce sorriso,

troppe volte cinico giudice

del mio sonno e della mia debole fame

e innocente incantatore dei miei

razionali pensieri

dei tuoi capelli

ardenti protagonisti di dolci risvegli

ignari della prossima procella

indirizzo sicuro per l'intontito pulcino

alla schiusa della vita

e dei tuoi occhi

indescrivibili indizi di lontani mari e terre

che un giorno forse potremo riveder.

Chiara come un bel sole d'inverno

stella rossa lontana all'imbrunire...

 

 

Una visione, un lampo

tre capi lontani, come vicini nel cuore

mai vi conobbi eppur fiero di esservi figlio

tre soli accogliete la luna rossa

per pochi tramonti vi farà compagnia

folgoratela dolcemente

calore, luce, colore, vita

e un lontano passato

da cui forse io provengo

terre fraterne e gloriose.

D'improvviso ci sono anch'io

l'azzurro dei suoi occhi

gareggia col profondo mare

sotto migliaia di pesci variopinti

infinita libertà

sopra la brezza salina

è un caldo mantello profumato

che ci accoglie e ci calma

tu mi sorridi

all'ombra di uno scoglio mi addormento

e sogniamo.

Una statua fredda e bigia mi sveglia

ma la fantasia non morrà mai

correrà sempre nei verdi e riposanti colli

regni di folletti birichini

con le mie sole tre gambe

e in un sol bacio

riunirà l'antica culla

di mille passioni.

 

 

 

Possano i tuoi sogni

navigare nell'infinito mar

dei tuoi profondi lumi

seguendo la sicura stella

del tuo sincero sorriso

essere vivi e ardenti

come i tuoi infuocati crin

respirare la pura aria

del tuo soave sospir

 

 

 

 

Riccio che fu

quando Lei ti sollevò

tastandoti il cuor

quando terrore in dolce amor cangiò

Riccio che fu

quando accecato dall'infida notte

distrussi l'umile lottar

della tua degnissima vita!

 

 

 

 

Miracoloso essere

figlio delle pene dell'uomo

come fai ogni volta

a soffocar tutte le mie ire,

i miei dubbi, la mia paura

di perdere tutto

di perdere Lei

e di tuffarmi dentro quel pozzo

dove un tesoro ancor più grande

mi illuderà dolcemente?

Sei più forte di un bicchiere

di robusto vino

più forte di mille assillanti pensieri

Grazie a te stanotte

il mio cuore non ruggirà

straziato tra i cuscini

ma sarà accarezzato

dalla tenera mano del pastore. 

 

L'ULTIMO SOSPIRO (Dicembre 2002)
 

In sella al mio furioso cavallo

ricondussi l'enigmatica serata

alla sua ferma dimora

la foresta.

Gli arbori ci osservavano

le stelle latitavano

ma il freddo del mondo

non mi feriva

di nulla mi curavo.

 

D'un tratto le deboli parole

svaniscono

il tuo spirito ebbro

mi avvinghia

sento di stringere

una rosa senza spine

il tuo profumo spezza

le catene del mio cuore

sono di nuovo schiavo

schiavo dell'Amore.

Come un principe addormentato

dall'incantesimo della ragione

ritorno in vita

svegliato dal bacio

della tua anima.

 

Le nostre pelli si sfiorano

sei delicata e calda

come un abbraccio materno,

i nostri occhi si parlano

mi sembra di parlare al cielo,

Le nostre fronti si baciano...

 

O Signore

di quali indicibili sentimenti

mi hai reso preda!

Come insaziabili amanti

l'estasi richiede subito alimento

tre soli baci

ma questa volta

le nostre labbra si sfiorano

i nostri cuori si scontrano.

 

Riapro gli occhi e il mondo

sembra diverso

è tornata la Primavera

piccoli esseri

di questa labile Terra

ancora per un po' i vostri animi

saranno scaldati dal tepore

della Madre

almeno per ora non pensate

al brullo inverno!

 

 

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