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La
farfalla notturna
Notte
tersa, fasciata di silenzi
e la complice luna sopra il lago,
vertice galeotto ai nostri sguardi
d'infanti innamorati, e sopra l'acque
i tremanti riflessi in lontananza
dei nostri ardenti palpiti e incantati.
Sul vetro, all'improvviso, una farfalla
notturna appare: posa le ali a cuore:
ah! sei tu, Federica, impietosita,
che voli fino a me per dirmi: "Amore,
ho attraversato il tempo per stanarti"
Vellutate parole! Oh, le vaghezze
di stringersi, di amarsi, di sognare!
La farfalla notturna resta immobile,
silente messaggera del Destino,
del Paradiso taciturna stilla,
d'insperata speranza annunciatrice.
Pigro respira il lago; la montagna
bruna si staglia sopra l'orizzonte.
Ammiccano le stelle. La farfalla
sempre è lì, contro il vetro. E nel mio cuore.
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L'attesa
Mi sono già messo ad aspettare
il momento del nostro appuntamento,
quando verrai a prendere di nuovo tra le braccia
il tuo bambino, senza più i riccioli biondi.
Mi farai sedere sorridendo sul tuo grembo,
tornato fresco di fecondità,
e io. io ti guarderò stupefatto,
non ricordando che eri così bella;
mi cullerai, cantando
una leggera, antica ninna-nanna:
"Sorridi alla tua mamma, amore,
che sempre veglierà per te,
sorridi a chi ti ha dato il cuore,
perché solo una mamma c'è.
Oh, breve ninna-nanna della vita,
vorrei che fosse eterna ed infinita!
È un dolce sogno di felicità,
finché la mamma tua vivrà!"
E, con la ninna-nanna della vita,
ahimè!, fin troppo breve e già finita,
nei tuoi occhi cilestrini tanto attesi
mi perderò volentieri e lentamente.
Lentamente, e volentieri, mi assopirò:
lasceremo l'inutile chiasso a chi ne ha bisogno,
e come allora mi prenderai per mano,
per farmi attraversare quel "lungo ponte"
senza che ne abbia paura.
E mi porterai ad abitare dove sei tu,
in una nuova casa,
fresca linda odorosa di lavanda,
dove trascorreranno indisturbate
le nostre piccole eternità.
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Preghiera
Adagia il tuo
cuore, ti prego,
fra le mie mani assurde:
fa' che diventino valve
di un'ostrica rara.
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Per
mia figlia Ilaria
Guardo le lettere
del tuo nome,
che ho appena tracciato, Ilaria,
cuore del cuore dell'anima mia,
e mi sembrano così nuove,
come non le avessi lette
né mai conosciute prima.
Ricordo gli anni di serenità insospetta,
quando, tu piccolina, al mio rientro,
forte mi abbracciavi le ginocchia
e, con tutta la tua debole forza,
strette strette me le tenevi,
per dirti così quanto mi amassi,
non bastandoti le semplici parole
del tuo piccolo lessico,
finché non ti prendevo in braccio
e non ti sollevato sorridendo in aria,
per coprirti di - allora - facili baci:
"Pulce! tu sei una pulce!" - ti schernivo.
O quando accanto al mio letto
usavi ancora venire alla sera
per darmi il bacio della buonanotte,
un "sospetto" di bacio in punta di labbra,
leggero come un sorriso,
etereo come un sospiro:
mi auguravi sogni d'oro,
d'argento e di castagne,
e, dettate dall'amore innocente,
mi sussurravi dolci paroline
di angelica tenerezza, tanto che l'eco
dentro mi si riverbera ancor oggi.
Come sospettare, Ilaria,
che rimpiante le avrei e ricercate
più di un tesoro nascosto, ma perduto!
Oh, averne serbato almeno qualcuna,
qualcuna almeno, da gustare in silenzio,
tra me e me, come una preghiera!
Adesso, donna, senza nemmeno il tempo
per farti una carezza,
vieni e vai,
e, distratta, non vedi e non guardi
le ferite dolenti e palpitanti
di cui il mio cuore è tutto coperto,
anche per te.
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RIDATEMI
LE FAVOLE
Ridatemi le
favole,
che ritorni a sognare ad occhi aperti,
ad aspettare ancora la Befana,
Babbo Natale con Gesù Bambino;
che torni a nascondere ancora
la letterina argentata sotto il piatto
per mio padre, che possa recitare
ancora la poesia
dei miei buoni propositi;
che sulla mia strada ritrovi
Biancaneve con i suoi sette nani,
Cappuccetto Rosso, e la Nonna,
ed il Lupo Cattivo.
Tenetevi le formule perfette,
gli orologi che spaccano il secondo,
gli spettacoli insulsi alla tv,
gli intrighi di partiti, il porno, e il resto,
ed il Grande Fratello.
Ridatemi le favole:
voglio tornare a credere all'amore.
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DOLCEZZE
AMARE
Dolce svegliarsi se il mattino è
dolce
ed il sole accarezza le montagne
insonnolite: dai rumori spenti
s'insinua l'alba; l'aria fresca lava
la nuova aurora. L'anima trasmigra
verso antiche crisalidi del cuore,
ed il silenzio pesa sui ricordi,
sopra le voci inutilmente estinte,
sopra un giaciglio dalla notte intatto.
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VERTIGINE
Guardo le
montagne e mi sconvolge
sapere che mentre le plasmavi
stavi pensando a me;
e mi tenevi a fianco,
trepidando che mi sarebbero piaciute.
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PER
FEDERICA
Alla porta delle
mie ferite
con dita di vento
ha bussato un sorriso d'aurora.
Un breve riverbero illumina
un sussulto di antiche innocenze.
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SOGNERÒ
DI SOGNARE
Sul
cristallo leggero della tua ombra
traccerò le nuove parole
che mi sussurra l'Amore,
tiranno Amore,
che di sogni mi nutre
e di sogni mi affama!
Sempre,
sempre,
sempre
sognerò di sognarti.
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NOTTE
Impaziente
anelando alla complice luna
sfoglio il pigro tempo.
Rapita sussulta la mia trepida anima
se vede apparire il suo cuore.
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A
LIEBE
Incide
il tempo momenti
sulla tua pelle innocente;
cancella il tempo momenti
dal trepido tuo cuore di cerbiatta.
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MEINE
LIEBELLULA
Fra
le ali impalpabili
di una mite libellula
m'incanta adagiare
il mio nudo destino
oltre l'eternità.
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Vieni con me: ti
voglio raccontare
una favola nuova,
che nessuno
ha scritto
ancora; con me vieni, Liebe:
intesserò coi
raggi dell’Aurora
un manto e
l’ornerò con le più scelte
fra le stelle, ti
porterò per mari
di alabastro e i
tuoi sogni più segreti
cullerò con le
soffici carezze
di carmi
trafugati alle Sirene.
Vieni con me: il mio
mondo non conosce
le ferite del
tempo. Per te sola
coglierò dalla
luna come un ladro
tutti i sospiri
degli innamorati,
e canterò
baciandoti sommesso
di quando ti
aspettavo che nascessi
luminosa dal seno
del Destino.
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AMORE NEGATO
Non mi è
dato di amarti, amore,… e t'amo;
non sfiorerò mai
la seta della tua pelle,
nelle tue
pupille azzurre non mi perderò
per
dimenticarmi…
Potrò solo sognarti,
a te anelare nei
cupi silenzi della notte,
evocare nel buio
parole senza voce,
sorrisi, baci,
incanti senza tempo:
e t'amo, t'amo,
inatteso splendore,
giovinezza
smarrita e ritrovata,
mio stupendo
tormento,
fede negata ed
invocata…
e mia.
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I FIGLI
Costano i
figli, Bruno, inconfessate
pene, e
segrete lagrime, e domande
senza
risposte… Amico mio, sì, costano,
ed io lo so,
silenzi lunghi e ingrati,
ampi stupori,
attese trepidanti,
cuore trafitto
da sorrisi e sguardi
inaspettati, e
speranze deluse,
la vita che
s'affaccia e che tramonta,
e il domani…
Il domani… Ma vicino,
proprio per
quegli sguardi e quei sorrisi,
più a te che a
me è quel Dio che tanto spesso
bestemmi,
Bruno. E il loro amore grato
troverai, non
un altro, quando avrai
i capelli
screziati e freddo il cuore.
Tu non avrai
la tavola deserta
o la tv per
farti compagnia;
non tornerai a
una casa senza talamo,
né vagherai la
notte senza meta
e senza scopo,
alla vana ricerca
della tua
giovinezza, svaporata,
come nube, in
amore inconsolato.
esilio, giovedì 25 settembre
2003
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