Fausto Cerullifaustofoto.jpg (45866 byte) 

 

Per piera dopo aver visto l’ora di religione. Dopo la morte di teresa d’avila

 

Per piera dopo aver visto l’ora di religione.

 

Devotamente stralunata

Laida misticamente

Geometria del delirio

Di mater dolorosa

Insinuante a cristo

La fuga nel peccato

Originale e perpetuo

Crocifisso nei tuoi

Zigomi di troppo donna

Per essere la donna

Che è condono e condanna.

Ti avrei parlato, quietamente

Come usavamo.

Ma di troppe nebbie

Stridevi sullo schermo.

E mi mancava l’odore

Del tuo corpo a fine scena

Sudato del tremore

Di fingere.la morte

Astuta; e la vita.

 

Giugno 2002-fausto

 

Dopo la morte di teresa d’avila, il profumo divenne così forte che le consorelle, secondo quanto esse riferirono, furono colte da emicrania e dovettero aprire una finestra. ( from madrid to purgatory).

 

Se quel primo apparire del miracolo

Rubato all’agonia fu per donne da donna

E quale domina donna fu apparire

Di dolore che suole accompagnarsi

A turbe muliebri, mestrui e menopause

Di che profumo era denso quel profumo

Che di morte non era né mai più di vita

Né di putrefazione ché non si addice

Alla carne dei santi il putrefarsi…

 

Da quali fiori della carne di Teresa

Dal grembo suo non vergine eppur casto

Dalle ali delle sue ascelle depilate

Per lunghi digiuni e repentine

Estasi orgasmate nel pensare allo Sposo

Sposo di lei geloso e lui di lei, nel chiostro

Dei pensieri strasanti del peccato

Fattosi croce e cilicio, croce e bacio

Nel chiostro del convento mitigato

 

Da quali carni di sorelle morte prima

Senza l’estrema unzione del Piacere

Quel profumo nasceva che morire

Non voleva e poteva, e da quali

Ammalati pensieri che alle consorelle

Cerchiavano la testa di un dolore

Che si placava appena alle finestre

Spalancate sul mondo, immondo mondo

Di donne amate e amanti, sciagurate

Le evase dai chiostri e le dannate

Alla vergogna della carne donne amanti

Non amanti di Lui, ma di persona umana

E della sua caduca piacenza e fuggitiva

 

Forse il profumo che in notti di pioggia

Quando il vento s’immischia alle pinete

Gioviali della solare anche di notte Ischia

Viene dai troni di pietra, dalla stanza

Delle monache assettate, insegnanti

Di morte alle novizie nel castello aragonese

Dove cantava e godeva oscena vita

Perché non vita e ascesi, il corpo di corpo

Di Vittoria Colonna. Donna anch’essa,

E domina, a Teresa sorella, ad ascesi

Com’essa adusa, e ad estasi diverse,

Eguali solo ad essere perverse

Per qualche troppo amore.

 

 

 

 

Home page  |  L'autrice del sito  Le pagine del sito     

          |