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Per piera dopo aver visto l’ora di religione. Devotamente stralunata Laida misticamente Geometria del delirio Di mater dolorosa Insinuante a cristo La fuga nel peccato Originale e perpetuo Crocifisso nei tuoi Zigomi di troppo donna Per essere la donna Che è condono e condanna. Ti avrei parlato, quietamente Come usavamo. Ma di troppe nebbie Stridevi sullo schermo. E mi mancava l’odore Del tuo corpo a fine scena Sudato del tremore Di fingere.la morte Astuta; e la vita. Giugno 2002-fausto
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Dopo
la morte di teresa d’avila,
il profumo divenne così forte che le consorelle, secondo quanto esse
riferirono, furono colte da emicrania e dovettero aprire una finestra. ( from madrid to purgatory). Se quel primo apparire del miracolo Rubato all’agonia fu per donne da donna E quale domina donna fu apparire Di dolore che suole accompagnarsi A turbe muliebri, mestrui e menopause Di che profumo era denso quel profumo Che di morte non era né mai più di vita Né di putrefazione ché non si addice Alla carne dei santi il putrefarsi… Da quali fiori della carne di Teresa Dal grembo suo non vergine eppur casto Dalle ali delle sue ascelle depilate Per lunghi digiuni e repentine Estasi orgasmate nel pensare allo Sposo Sposo di lei geloso e lui di lei, nel chiostro Dei pensieri strasanti del peccato Fattosi croce e cilicio, croce e bacio Nel chiostro del convento mitigato Da quali carni di sorelle morte prima Senza l’estrema unzione del Piacere Quel profumo nasceva che morire Non voleva e poteva, e da quali Ammalati pensieri che alle consorelle Cerchiavano la testa di un dolore Che si placava appena alle finestre Spalancate sul mondo, immondo mondo Di donne amate e amanti, sciagurate Le evase dai chiostri e le dannate Alla vergogna della carne donne amanti Non amanti di Lui, ma di persona umana E della sua caduca piacenza e fuggitiva Forse il profumo che in notti di pioggia Quando il vento s’immischia alle pinete Gioviali della solare anche di notte Ischia Viene dai troni di pietra, dalla stanza Delle monache assettate, insegnanti Di morte alle novizie nel castello aragonese Dove cantava e godeva oscena vita Perché non vita e ascesi, il corpo di corpo Di Vittoria Colonna. Donna anch’essa, E domina, a Teresa sorella, ad ascesi Com’essa adusa, e ad estasi diverse, Eguali solo ad essere perverse Per qualche troppo amore.
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