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Mamma vestita di rosso
come me alla mia festa,
apri gli occhi,
non arrenderti.
Chiudi forte nella mano
il piccolo obolo d'argento
e rimanda il passaggio.
Non lasciare che i tentacoli
del piccolo polipo siracusano
(1)
ti facciano avanzare
verso la definitiva meta.
Getta la moneta
e dammi il tuo coraggio,
la tua gioia di vivere.
Se vuoi
distenditi
sì,
ma per riposare di tanti affanni.
E' lieve l'obolo che devi pagare,
Mamma vestita di rosso
come me alla mia festa.
Ora,
non hai mantenuto la promessa
e sali con grazia sulla barca,
prendi posto con ordine
e ti disfi del tuo bagaglio. (1) In alcuni antichi oboli d'argento della città di Siracusa era raffigurato un polipo.
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Tacchi a spillo
inchiodano la pioggia
sull’asfalto.
Lucide gomme
stridono
a un passo dalla vernice nera.
Sulla punta dei piedi,
la mano a bandiera,
urlo:
Taxi!..
Salgo in un angolo buio.
“Alla stazione, per favore”.
Ora che tra noi è finita
so
che di te
non ho conosciuto il sorriso,
ma il mistero dello sguardo
riflesso in uno specchio
e la curva stanca delle spalle.
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a mia figlia Scilla
Vorrei
essere croce
fra le tue braccia
e percorrere
fino in fondo
con te
il Cammino che ci è dato.
Vorrei che tu
- croce della mia croce -
baciassi le mie stimmate
cicatrici dell’Anima immensa
che invoca il cielo.
Vorrei essere croce
fra le tue braccia
e piangere
tra
gli ulivi incandescenti il nostro essere donne.
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