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Il folle volo ha terra qui
Il Folle Volo ha terra qui –
qui dove è erba, dove credere
si inforra dentro al cuore e striscia
l’umidore delle vertebre del mondo;
il cielo non ti guarda, ti
cavalca il frullo d’ore
che dibatte un interrogativo a strascico
sul fondo
(del pulsarti oltre le tempie;)
è questa forma che aderisce
al cerchio grande del presente sempre
un suo cantare come in fronda adempie
altre promesse sconosciute
senza senso a frenesia, a torrente -
Eufrodyte
A Nik, 30 marzo 2004
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E venite dunque
I
E venite dunque:
al mio riposo
laverete in acque candidi le vesti
e i gesti nudi di bisaccia;
e là, che piaccia o no al viandante cieco
un nuovo assolo sul tramonto
rioffrirà l’incenso e il volo
Sui gabbiani ai lidi; sulle gabbie
delle alture scabre e delle rocce di frantumi:
quando là passa il sentiero affonda
la tua lancia come insegna e taci –
porterai nel cuore la sconfitta sulle sabbie
erigerai piramidi di scoglio di umide
meduse galleggianti in schiera; a turno tu asseconda
il tempo e il mare torna ai tuoi Feaci
(come anch’io potevo
e non sapevo scegliere, catena anch’io, o anello;
e incrocio adesso la mia diga di scogliera al tuo suggello
basta poco: ciò che sfugge)
E tutti voi, venite:
è questo il giorno per partire freschi quando l’alba
svelerà pareti a cui aggrappate l’ombra
e inalba il volto quest’abisso, questo fioco
che ci assembra un balco sull’eterno, un suo presagio
Questa è la prima di quattro poesie che
costituiscono un discorso unico.Il tema di fondo è la parola che contenga in
sé tutti i frammenti di noi, li riorganizzi in un tutto. I riferimenti
letterari in questo testo sono soprattutto danteschi: il tentativo è di
ricongiungere il senso di perdita a quello di eterno, e quando l’operazione
riesce produce un senso di riposo, di quiete.
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Ma venite qui
II
Ma venite qui: al riposo
all’ombra scura che indietreggia
(e sa di aspro)
speme o spera dei del caso e dei
dei fulmini o loco un po’ più certo
non c’e posto –
e siamo qui su specchi coricati
come su profondi ghiacci e già la notte
ricompone le onde e i gesti, e cola a picco
Rimanete: qui al riposo
che se aspro ripresenta il volo o il solco
dentro il cuore ancora porta un’eco fresca
(e vi serpeggia):
incontrerete una parola ma non vera, idea
soltanto e ancora immagine sognata incerto
simulacro che non vi appartiene, un mostro –
una delizia ancora implume, enorme e conficcata
in fondo al vostro sguardo, sempre troppo altrui, troppo più ricca:
in lei non capirete più il nome
che vi è stato caro
a dei meno propizi ancora cederete il tempo –
e già l’eterno manca al vostro varo
Nella seconda poesia della serie l’invito si
fa più intenso, perché gli interlocutori ancora non hanno risposto;
l’autrice li avverte del rischio di perdere l’occasione vera, di rimanere
confinati in un’assenza di spiegazioni della loro faticosa solitudine.
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Ma venite qui
III
Venite al mio riposo?
E già dicevo in questi annali
senza fantasie né assilli veri validi
bastevoli a una forza nuova come intorno
si disertano i cortili ed al passeggio
nella sera che si spoglia come gli alberi
si incontrano soltanto alcuni non scampati:
i più hanno posto in salvo il fresco di finali
velleità private e sono altrove fragili
e dormienti e noi non siamo che uno scorno
inutile e portiamo ancora al vuoto nel pareggio
delle assenze; e tende costruiamo per proteggerci da ondate come piena
(e sono vuoti)
così voi che in cerca invito al mio riposo
sentirete la campana e il suo scandaglio e mi darete
l’ombra che è per voi superflua: ed è la perla
che per me è un talismano e di cui parlo
senza che voi lo capiate: allevo in me l’abete
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(E questo minimo vitale
IV
(E questo minimo vitale
che assomiglia a grandi esiti a misteri
delle anime sfrenate alla ricerca e intense è in fondo
l’unico concludere possibile alle menti
che ogni giorno arrecano sconfitte ai propri sforzi:
una luce fredda che si espande su dai pozzi
in cui la luna è tramontata un sentimento
come di pensiero solitario su uno sfondo
a cui non giungono le onde e candelieri
antichi e sgocciolati estremi:
perso ciò che ci era dato perdere e destato
sogno tutto il resto avaro anche il dolore
che non sa sfrenare il cuore che non può
moltiplicarsi)
La parola che attorciglia immagini è soltanto
un desiderio come un volo o come limite e caduta
e quando sfiora nasce ma non dove
Nel quarto testo l’autrice sembra arrendersi
all’inutilità del suo lavoro: pronunciare la parola definitiva che spieghi e
dia sostanza alle vicende sparse non è stato possibile, e non solo perché
nessuno stava ascoltando; per questa parola non si è trovato un luogo fisico
in cui farla esistere. Ma la si è avvertita nascere. |
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Sostituzioni
e così dove cammino
si fa danza
nel tuo sguardo, al tuo raccoglierlo è un volo anche il mio fiato,
un peso lieve che si sfuma sui versanti
è il mio pensare nel pensiero tuo che fino
agli orizzonti si separa in particelle avanza
coi suoi balzi di cerbiatto
oltre il confine della luce e ancora a canto
è il tuo contorno che non sposta l'aria
intorno e tu puoi essere qui o altrove,
senza essere parola il tuo parlare:
ascolti, varia anche di poco il moto in alto
sopra noi di stelle di pulviscoli continui:
appare come fosse la tua mano, tu, Nicola;
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