Cristina Bove

 

A ME FIGLI ANGELO L’UOMO CHE ANDO’ ANNA  

 

 

 A ME

 

A me

che da lontano mare di terra

magma

approdo a calcinate banchine

ossari e nebulosi fantasmi di velieri

portandomi indicibili lutti          

e squarci mai richiusi

si chiede ancora un gemito

            ma io non piango più né voglio più gridare

            dall’albero spezzato di maestra

            ultimo assedio all’acqua d’un morto galeone

            volo oltre i rimbombi e i laceranti numi

            ali sparute

            residue remiganti

            piume ne ho perse tante

e guardo in faccia il sole

a costo di morire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANGELO

 

Atterrato in un Amen

nella scenografia

di un cantastorie

in un’angusta favola di eroi

da  quattro soldi

senza regni né gloria

 

dii allori che adornavano

fronti non sempre nobili

d’ordini e di spettanze

catapultato nell’impermanenza

credette che i vangeli

contenessero Dio

 

Era il sole assediato

una parvenza d’astro

a illanguidire

smemorando pianeti

 

Microscopico abbaglio

o forse sbaglio

approssimato per errore a Dio

sparpagliate le piume

senz’appiglio

funestato da santi maghi e dei

porgeva la domanda

a un sordo cielo

 

Come farà a tornare

se non ricorda d’essere partito?

Come farà a morire

se non ricorda d’essere vissuto?

 

Chiedeva  invano una testimonianza

per ricordarsi della provenienza

L’Angelo che planava fra due ali

adesso è l’Uomo

con la sua coscienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      ANNA

 

 

Anna vestita a ridere

di rosa

Anna vestita di malinconia

Anna si sposa

 

Ha il cuore altrove  ed il sorriso qui

 Porge la mano al caso e dice “sì”

 

Anna vestita di rassegnazione

di saluto in saluto

passa via

le sue mani si uniscono alle mani

memori d’altro amore ed altro “sì”

 

Anna dal cuore pieno di poesia

cerca parole nuove per amare

ma di parole non ne trova più…

 

Anna mi guarda e forse spera ancora

nel ritorno del suo principe blu

prima della calata del sipario

 

chiede una scena ancora per giocare.

E gioco sia…

Non ne parliamo più.

 

 

 

FIGLI

 

Figli

non potendovi dare

tutto il buono ed il bello

della vita

vorrei potervi almeno

allontanare

dal livore

avidità

odio

dell’uomo che diventa

lupo tra gli uomini

 

Vorrei per voi

che amando

tutto davvero amiate

e vi sia reso

 

Farvi nascere

è stato

ineguagliabile

chiaro-scuro mistero

allora non sapevo

non valutavo

che

dandovi il giorno

vi davo anche la  notte

e

con la vita

quindi

anche la morte

 

Sono stata la porta

il vostro accesso

al mondo dell’incerto

 

attraversando me

ci siete

 

Ora

siamo tutti in attesa.

 

 

 

 

 

 

 

L’UOMO CHE ANDO’

 

L’uomo che andò

lontano

nei silenzi

impietriti delle sfingi

a cercare il suo dio

            viene a posare

            stanco

            il suo domani

            nella casa di maggio

 

ci sono rose

ai cancelli e rose

alle ringhiere

 

            e chi aspetta

            chi torna

            muove l’ombra

            calante sui gradini

 

l’ombra che avanza

entrando

l’ombra che ne sta

uscendo

 

            si passano invisibili

confini

 

e le rose fioriscono

e appassiscono

nello stesso mattino…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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