| A ME | FIGLI | ANGELO | L’UOMO CHE ANDO’ | ANNA |
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A me che da lontano mare di terra magma approdo a calcinate banchine ossari e nebulosi fantasmi di velieri portandomi indicibili lutti e squarci mai richiusi si chiede ancora un gemito ma io non piango più né voglio più gridare dall’albero spezzato di maestra ultimo assedio all’acqua d’un morto galeone volo oltre i rimbombi e i laceranti numi ali sparute residue remiganti piume ne ho perse tante e guardo in faccia il sole a costo di morire.
Atterrato in un Amen nella scenografia di un cantastorie in un’angusta favola di eroi da quattro soldi senza regni né gloria
dii allori che adornavano fronti non sempre nobili d’ordini e di spettanze catapultato nell’impermanenza credette che i vangeli contenessero Dio
Era il sole assediato una parvenza d’astro a illanguidire smemorando pianeti
Microscopico abbaglio o forse sbaglio approssimato per errore a Dio sparpagliate le piume senz’appiglio funestato da santi maghi e dei porgeva la domanda a un sordo cielo
Come farà a tornare se non ricorda d’essere partito? Come farà a morire se non ricorda d’essere vissuto?
Chiedeva invano una testimonianza per ricordarsi della provenienza L’Angelo che planava fra due ali adesso è l’Uomo con la sua coscienza
Anna vestita a ridere di rosa Anna vestita di malinconia Anna si sposa
Ha il cuore altrove ed il sorriso qui Porge la mano al caso e dice “sì”
Anna vestita di rassegnazione di saluto in saluto passa via le sue mani si uniscono alle mani memori d’altro amore ed altro “sì”
Anna dal cuore pieno di poesia cerca parole nuove per amare ma di parole non ne trova più…
Anna mi guarda e forse spera ancora nel ritorno del suo principe blu prima della calata del sipario
chiede una scena ancora per giocare. E gioco sia… Non ne parliamo più.
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Figli non potendovi dare tutto il buono ed il bello della vita vorrei potervi almeno allontanare dal livore avidità odio dell’uomo che diventa lupo tra gli uomini
Vorrei per voi che amando tutto davvero amiate e vi sia reso
Farvi nascere è stato ineguagliabile chiaro-scuro mistero allora non sapevo non valutavo che dandovi il giorno vi davo anche la notte e con la vita quindi anche la morte
Sono stata la porta il vostro accesso al mondo dell’incerto
attraversando me ci siete
Ora siamo tutti in attesa.
L’uomo che andò lontano nei silenzi impietriti delle sfingi a cercare il suo dio viene a posare stanco il suo domani nella casa di maggio
ci sono rose ai cancelli e rose alle ringhiere
e chi aspetta chi torna muove l’ombra calante sui gradini
l’ombra che avanza entrando l’ombra che ne sta uscendo
si passano invisibili confini
e le rose fioriscono e appassiscono nello stesso mattino…
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