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Il ricordo del primo ultimo respiro
La soglia di una inconsapevole realtà si avvicina ogni giorno di più e quel limite di gelosa "inappartenenza" al mondo dei subdoli non vuole essere raggiunto ne intravisto. È come un fuoco che brucia l'ultimo ceppo, una fiamma nitida ma flebile, uno sguardo intenso, vivo, penetrante e impenetrabile che subito si volta a guardare ciò che non ci appartiene. Sfere di cristallo che riflettono il significativo d'una vita e che poi, cadendo, si frantumano frantumando quel che è stato. Ogni pensiero ha un suo peso specifico, un suo ruolo e gira vorticosamente intorno a me come una tenera zanzara pronta a mordere e succhiare un po' di sangue da un lembo di pelle nuda. Un istante ed è il silenzio, un istante ed è il mio caos, un istante ed è il ricordo del primo vagito e poi il ricordo del primo ultimo respiro e poi il ricordo della prima volta che si sfiorò la luce. Ogni tanto, di rado, la mente si contrae, il tempo si restringe, la mente perde spazio e si accarezza con il dorso della mano quel mondo lontano, troppo lontano per essere visto e s'ode un lamento e una risata e poi il silenzio d'una eternità che dev'essere vissuta.
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