Aniel Nudo 

Il ricordo del primo ultimo respiro

 

 

 

Il ricordo del primo ultimo respiro

 

 

La soglia di una inconsapevole realtà

si avvicina ogni giorno di più e quel

limite di gelosa "inappartenenza" al

mondo dei subdoli non vuole essere

raggiunto ne intravisto.

È come un fuoco che brucia l'ultimo

ceppo, una fiamma nitida ma flebile,

uno sguardo intenso, vivo, penetrante e

impenetrabile che subito si volta

a guardare ciò che non ci appartiene.

Sfere di cristallo che riflettono il significativo

d'una vita e che poi, cadendo, si frantumano

frantumando quel che è stato.

Ogni pensiero ha un suo peso specifico,

un suo ruolo e gira vorticosamente

intorno a me come una tenera  zanzara

pronta a mordere e succhiare un po'

di sangue da un lembo di pelle nuda.

Un istante ed è il silenzio, un istante

ed è il mio caos, un istante

ed è il ricordo del primo vagito e poi il ricordo

del primo ultimo respiro e poi il ricordo

della prima volta che si sfiorò la luce.

Ogni tanto, di rado, la mente si contrae,

il tempo si restringe, la mente  perde

spazio e si accarezza con il dorso della mano quel mondo

lontano, troppo lontano per essere visto e s'ode

un lamento e una risata e poi il silenzio d'una eternità

che dev'essere vissuta.

               

                                        

 

 
   

 

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