| ho
26 anni e sono di Misterbianco (Ct), sin da ragazzino ho avuto un vivo
interesse per qualunque forma d’arte, soprattutto per la poesia,
attraverso cui si possono esprimere anche i pensieri più reconditi.
Scrivo poesie cercando di ottenere la razionale alterazione di tutti i
sensi con qualunque mezzo, per poter superare l’infinito, alla ricerca
del passaggio che conduce alle porte della percezione; cerco con le mie
parole di coinvolgere la gente, ed attraverso l’incubo apparente,
destarle dalla letargia quotidiana, invitandole a svegliarsi e vivere
nella pienezza ed intensità. Sono
affascinato dai poeti maledetti, a cui mi ispiro nello stile e nello
spirito di vita sregolata e piena di eccessi, sono attratto dallo stile
gotico, dalle tematiche arcane ed oscure e da quelle che apparentemente
non avrebbero senso.
|
Mefistofelico
labirinto
Guanti cereia solleticarmi,refolo di ventonella notte,una candela, come speranza,per una costante evocazione.Un gioco di pazienzao lo sguardo d’un cherubino,ammaliato dall’inneggiante danza,della principessa nera.Riti tribali, teorie di gente,in onore del dio fuoco,roveti ardenti, procelle di pietre,per rompere l’incantodel mefistofelico labirinto.Un gridocento voci sparse,ho visto un vecchio scuoter la testa,frangerebbe di certole mie illusioni
sognanti.
|
L’ombra
dei rimpianti
Nei verzieri dell’incoscienza ho coltivato i tuoi eccessi, nel pelago dei giorni confusi ho pescato la tua solitudine, nell’etere degli indugi ho visto volare i sogni perduti. L’eterna visione ci ha rapito, adesso vaghiamo in un mandalico labirinto da cui nessuno uscirà, mentre fuori ci aspettano. Figli silenziosi, burattini seppelliti nell’incertezza, ammaliati dalla folle brama oscura, non toccherà a noi decidere la fine dell’incesto. Figli delusi, corpi abbarbicati nel magone perenne, il signor Aczar è venuto a prendermi, mi ha invitato a bere da uno strano calice, per attingere i sentimenti coagulati, dalla rabbiosa bestia annegati. Un tempo avevamo una dolce fiaba cui credere, il florido monumento naturale, due torri e il Vietnam, ancora un posto dove andare. Ora dimmi, quale sarà la nostra nuova meta? Dov’è dipinta l’isola del libido connaturato? Divina irrisione di noi ciechi marinai abortiti nel peccato. Ricordi sospesi, esiliati nella selva opaca, anime ingabbiate, coartate ai margini dell’autostrada, lento gioco del languire, così soli, così scorati, ad inseguire treni su binari obbligati.
|
Arabo
piacere
Nel fresco giardino reciso dell’Impero del Sole, son nate delle cerulee rose sanguinanti, dai morbidi contrasti. Fiori, sogni, colori, profumi, ricordi lontani persi oltre i confini della realtà, seguendo antiche rotte di carovane in flavi deserti mandalici. Sulla strada bambini e rubini, gemme di giada, voluttà e querimonie, satiri parossistici, sensuali danzatrici dal velo purpureo, ineffabili creature del sublime Dioniso. Angeli maomettani si librano da superbi minareti, nascosti fra pallide dune sconfinate. Il loro canto scuote l’anima mia, e come vento estatico vaga fra le mura dell’elisio, dove frali vergini preclari celebrano arcani riti catartici. Strani occhi congiurano verso la libertà morente, tesa incertezza sospesa, vivente nella brezza del silenzio. Non smettete di sognare, urlare e piangere, provate a vagare seguendo la scia dell’araba fenice, danzate nudi intorno al fuoco, nella notte. Ho avuto ali per volare al fianco dell’aurora, ora mi servono strane eclissi per cingere la tua mente, reclusa in cupidi aspetti tronfi, ingenua estroflessione arabeggiante, del tuo carattere infante.
|
L’antico
uomo
L’aria sperde le grida del matto, non ride la gioia, non piangono le sofferenze. Ed innanzi a ogni giorno sognando, piangendo, adorando, ardisco aspettando la notte silente. Dai prati fiorisce la musica delle sfere quando nella mortalità, docile, l’uomo svanisce. Alla tomba replica, tremando e disperandosi, che giorni ho vissuto, che brividi ho provato, che decrepito squallore intorno alla roccia dell’Eternità. Il vino dolce del passato anche potendo non lo avrei evitato, distolgo gli occhi non voglio vedere, il miglior vino è il più vecchio l’acqua migliore è la più nuova.
|
Eterna consunzione
I tuoi passi sulla neve come leone che non abbia conosciuto l’eccesso, tombe di marmo erette con le mie lacrime quando il sorriso porta alla fine di ogni miseria. Poiché in gioia ogni bimbo vi nasce, l’imo dell’abisso come un maschio urlante di gelosia trasuda in un fluido ceruleo, annegando il globo in una pallida femmina. Laceranti grida fra le spire del Serpente, ombre di profezia fuoriescono dalla lingua biforca, avvolgono legioni stellate attraverso solitudini desolate.
|
Home page | L'autrice del sito | Le pagine del sito