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Il nuovo giorno
Il cielo s’è intinto d’intenso rosso Spira poco vento. Nulla s’è mosso. Ma ecco che si sentono i primi canti… Roma, 21 marzo 2004
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Il sarto Fino a
tarda sera, sotto la luce Ti porge sempre un festoso saluto Nel soffice silenzio del negozio, Sempre attivo, mai si culla nell’ozio!
Roma, 5 aprile 2004
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Il sabato Ed
ecco prorompente e manifesta, Sorridi e ti diverti in compagnia Intorno a te, si spandono urla e chiasso E per i vicoli densi d’urina Roma, 16 marzo 2004
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Distanze Il
taglio d’una lama arrugginita, È pronto per il macello. Le dita Inchiodato alla croce dolorosa, Dopo insulti, sputi e ferite, muore. Roma, 29 aprile 2004
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Piccole vanità
Vedo tre Veneri: una, snella e bionda, Ma fra loro, s’agita e protesta una: Ma quando tutti i corpi, dentro bare Nella vita, solamente d’imporsi Fano, 12 aprile 2004
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Il vittorioso
ciclista, Ciò fu, da questa italiana
Con il ghiaccio o con la
neve, Brucia e s’evolve in affanni Cade a volte sulla
terra, Roma, 28 febbraio 2004
Venne coperto di fango
A Marco Pantani
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Ti vidi su quel letto d’ospedale, Con occhi spenti e affannoso respiro, A tuo marito, hai lasciato un figlio Sei morta e nulla avrà più il suo valore.
Roma, 1 marzo 2004 |
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Vivi cadaveri che s’agitano Ed eccitati spettri che s’ammucchiano In folle disorientate, e visi Lugubri e tutti uguali. Quelle macabre danze Sanno di fetore. Ecco, Nel gioco perverso di false luci, Desiderano tanto Dimenticar di vivere. Dai piaceri, ne escono indeboliti E goffi, più invecchiati. Anche oggi i loro vermi Si sono nutriti di vanità. Quando tutto questo termina, triste E svuotata si rivela la vita.
Roma, 8 febbraio 2004
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Percorrendo le solitarie strade, Ascolto semplici e sublimi fatti: Il pianto d’un bimbo, un vaso che cade, Nei cortili, il miagolare dei gatti.
Tutto ciò che al mondo esiste, decade, Ma ecco questi improvvisi e fugaci atti, Fan scordare il brutto che sempre invade L’uomo, con violenze e scioccanti impatti.
Il tempo ogni sentimento prosciuga, Affievolendo ogni umano legame, Che diviene solo noia e letame.
Così ci corrodono orrende brame E infiniti mali, come una ruga Solca il viso. Ciò siamo, e non c’è fuga.
Roma, 20 febbraio 2004
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La ragazza dai capelli dorati Sospira il suo cuore per tanti amati, Cari al viver suo sono i moti suoi, Ma tu, cuor mio, palpitare non puoi, Roma, 19 dicembre 2003
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Chiara e leggiadra la tua apparizione Il cuor mio riempisti d’emozione E io timido, gli sguardi tuoi fuggivo Ma ora e in futuro, di te sarò privo Roma, 19 gennaio 2004
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Deliziosa creatura
Di te cari sguardi, e le mansuetudini M’appaiono, viva ragazza mora, Nobil persona ch’ama e ch’innamora, Rara perla nel mar di turpitudini.
Baci ed abbracci, erano consuetudini Dolcissime che’l mio cuor non ignora, Intanto che’l tempo il tutto scolora, Perché crea deserti e solitudini.
Inseparabili e stretti in quei giorni Eravamo talmente, che pareva Ch’un sol e unico corpo aveva i nostri.
Quanta attraente timidezza mostri Alla mia vista, che pregio ha e aveva, Di contemplare te, che sempre l’orni.
Fano, 27 dicembre 2003
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Nei coltivati campi e nei cari orti, Come nave che varie isole e porti Ma spirasti. Giunse l’eterno sonno Io che trascorro il viver da eremita Roma, 2 febbraio 2004
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Dolcissima e sensuale giovinetta, Il pensier tuo il morir, che non diletta, Ma per chi non è più, eterno sollievo In te, bon Signore, io sempre confido,
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Intense e sublimi le passeggiate Per l’Eterna Città in quelle serate, Di tanti vivi e vitali ricordi, La nostra presenza il nulla rimpiazza Roma, 13 gennaio 2004
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Ventosa notte d’ardenti celesti Vivaci e ascetiche le loro vesti, La speranza e lo spirito le stelle,
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Spesso noto nell’alto cielo vasto, E quando arriva l’ora del pasto, Non essendo soggetti all’immondezza Ogni vostra movenza il guardo alletta, Roma, 22 dicembre 2003
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