Alessandro Cancian

 

IL CANTO DI ODINO IL CERCHIO D'ORO L'attesa FOLIES DAMOUR ALBA L’apprendista Pescatore d’onde      

 

 

L’apprendista


S'increspa il mio dispetto
tale e quale a questo mare
che in faccia mi schiaffa
la vastità, sua, invincibile
ed il buonsenso di primigeni abissi.

Potessi, candido apprendista,
comprenderne l'imperturbabile inquietudine;
giungere al midollo del suo oceanico distacco
e dal filone d'aureo abisso
estirparne ciò che basta per forgiare
una corazza d'inespugnabile difesa.

Nulla t'inquieta
Istigatore di maree.
Né del tuo respiro, il flusso, muta.
Neppure gli spasimi del mondo
che al tuo orizzonte accorre
per versare le sue affannose lacrime.

Credulo della tua quiete
gli occhi velo
il pensiero infiacchisco
e le membra,
sulla zattera salmastra,
sciolgo.

Ed è allora che ti sollevi!
in giogaie spumeggianti ed assassine.
Vertiginose rupi di cupe azzurrità
che crollano, su di me, con sapida crudeltà."

 

 

 

 


 

Pescatore d’onde

Non solcherò il tempo questa notte
ma nelle secche dell'inquietudine
incaglierò l'appiccicoso legno
e lì dissiperò i miei talenti insonni.

Su rivoli di comete che svaporano in cielo
getterò, indolente, le mie reti
pescatore d'onde e di correnti polverose.

Beccheggerò, svagato
tra crespe ipocrite di lividi miraggi
e gusterò il silenzio che stride oltre il giaciglio
eco già lontana di palpebre socchiuse.

 
IL CANTO DI ODINO


Il bianco, spaventoso destriero
tre volte tre notti cavalcai furioso
allorché il tronco senza fine
in otto possenti arti tramutò
le sue abissali, ferrigne radici.
 
Da altrettante lune nel vuoto
oscillavano al gelido vento
le digiune mie membra, di sete
e di fame straziate, di lancia trafitte
e di conforto spoglie.

Lo sguardo ancor illeso in basso gettai.
Il mio grido squarciò la siderale quiete.
Dunque, a terra caddi!
Di saggezza gli arcani segni, afferrai
per comprenderne il profetico sussurro.

Orbo mi fece il pegno in cambio del potere
quando a Mimir chiesi di saziare la mia sete.
Nove canti di magia dal suo capo appresi
e le rune intinsi dappresso la sua fonte
ove il sapere zampilla e la memoria sgorga

In bramosi sorsi bevvi il prezioso sidro
perché fluisse in me senno e conoscenza.
Della natura gli oscuri segreti intesi
e come tuono assordante
la sapienza al mondo consegnai
in canti e parole vibranti nel nulla

 

 

 

 

 


 

IL CERCHIO D'ORO

Lungo il fiume guizzano fiammelle
e nell'onde si riflettono, di smania
sfavillando in inquieto luccichio.

Gente dell'acqua che traversa
il germogliato manto e di profumi
avvolge le eburnee vesti, a stento
increspate dal bisbiglio del vespro

e mute nel guazzo intingon le membra;
Della superba Mani, le gote indorate
danzan in gorghi sul ritmo vetusto
di arcane parole forgiate in suo nome.

Ancelle sinuose ondeggian leggiadre
sul letto del fiume. Auree custodi
del cerchio d'orato ne veglian
la dote da intenti malvagi.

Incantevole suono, chiaro si espande
nel cupo fondale, tra gli arborei giacigli,
sulle rive grondanti di stille fatate;
in anfore argentee raccolte e serbate.

 
FOLIES D'AMOUR

Gemente d'amore si strugge il mio cuore
di palpiti freme scoprendosi inerme;
rimembra confuso promesse d'amore
goccianti di stille e parole malferme.

Barcolla infelice tra spume profonde
e schiaffi schiumanti dal vento incitati.
Approda, relitto, su rene deserte; dall'onde
scagliato su approdi incantati:
vi indugiano, esangui, l'alme ferite,
dal soffio di un bacio sfiorate e tradite.
Nel glauco infinito d'oceani amorosi
si perdono, folli, tra ninfe e marosi.


 

ALBA

Quando l'aurora si affaccia arrossendo
e la rugiada stilla in rintocchi,
nell'immoto silenzio che indugia nell'aria
l'ultima stanca, flebile stella s'attarda in scintille
e come inghiottita dall'alba si scioglie nel cielo.

Battiti d'ali esplodono in frulli;
lungi, le nubi, complottano in crocchi.

 

L'attesa

S'agita il pioppo, scosso nell'aria:
ogni suo ramo pare sconvolto
e geme battuto dai crolli del vento.

Nubi ricolme rabbruzzano l'aia;
mormora il bosco che oscilla contorto.
Dal campanile rintocca un lamento.

Gorghi di foglie frusciano in cerchio
l'anatra, inquieta, pencola appresso.
Lungi dal monte s'ode un rimbombo.

Cigola, freddo, su la fune il secchio;
oltre il profilo del nero cipresso
frulla, nel buio, un bianco colombo


 

 

 

La proprietà letteraria è dell'autore. Ogni riproduzione è vietata.

 

Home page  |  L'autrice del sito  Le pagine del sito