| IL CANTO DI ODINO | IL CERCHIO D'ORO | L'attesa | FOLIES DAMOUR | ALBA | L’apprendista | Pescatore d’onde |
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L’apprendista S'increspa il mio dispetto tale e quale a questo mare che in faccia mi schiaffa la vastità, sua, invincibile ed il buonsenso di primigeni abissi. Potessi, candido apprendista, comprenderne l'imperturbabile inquietudine; giungere al midollo del suo oceanico distacco e dal filone d'aureo abisso estirparne ciò che basta per forgiare una corazza d'inespugnabile difesa. Nulla t'inquieta Istigatore di maree. Né del tuo respiro, il flusso, muta. Neppure gli spasimi del mondo che al tuo orizzonte accorre per versare le sue affannose lacrime. Credulo della tua quiete gli occhi velo il pensiero infiacchisco e le membra, sulla zattera salmastra, sciolgo. Ed è allora che ti sollevi! in giogaie spumeggianti ed assassine. Vertiginose rupi di cupe azzurrità che crollano, su di me, con sapida crudeltà."
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Pescatore d’onde Non solcherò il tempo questa notte ma nelle secche dell'inquietudine incaglierò l'appiccicoso legno e lì dissiperò i miei talenti insonni. Su rivoli di comete che svaporano in cielo getterò, indolente, le mie reti pescatore d'onde e di correnti polverose. Beccheggerò, svagato tra crespe ipocrite di lividi miraggi e gusterò il silenzio che stride oltre il giaciglio eco già lontana di palpebre socchiuse. |
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IL CANTO DI ODINO Il bianco, spaventoso destriero tre volte tre notti cavalcai furioso allorché il tronco senza fine in otto possenti arti tramutò le sue abissali, ferrigne radici. Da altrettante lune nel vuoto oscillavano al gelido vento le digiune mie membra, di sete e di fame straziate, di lancia trafitte e di conforto spoglie. Lo sguardo ancor illeso in basso gettai. Il mio grido squarciò la siderale quiete. Dunque, a terra caddi! Di saggezza gli arcani segni, afferrai per comprenderne il profetico sussurro. Orbo mi fece il pegno in cambio del potere quando a Mimir chiesi di saziare la mia sete. Nove canti di magia dal suo capo appresi e le rune intinsi dappresso la sua fonte ove il sapere zampilla e la memoria sgorga In bramosi sorsi bevvi il prezioso sidro perché fluisse in me senno e conoscenza. Della natura gli oscuri segreti intesi e come tuono assordante la sapienza al mondo consegnai in canti e parole vibranti nel nulla
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IL CERCHIO D'ORO Lungo il fiume guizzano fiammelle e nell'onde si riflettono, di smania sfavillando in inquieto luccichio. Gente dell'acqua che traversa il germogliato manto e di profumi avvolge le eburnee vesti, a stento increspate dal bisbiglio del vespro e mute nel guazzo intingon le membra; Della superba Mani, le gote indorate danzan in gorghi sul ritmo vetusto di arcane parole forgiate in suo nome. Ancelle sinuose ondeggian leggiadre sul letto del fiume. Auree custodi del cerchio d'orato ne veglian la dote da intenti malvagi. Incantevole suono, chiaro si espande nel cupo fondale, tra gli arborei giacigli, sulle rive grondanti di stille fatate; in anfore argentee raccolte e serbate. |
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FOLIES D'AMOUR Gemente d'amore si strugge il mio cuore di palpiti freme scoprendosi inerme; rimembra confuso promesse d'amore goccianti di stille e parole malferme. Barcolla infelice tra spume profonde e schiaffi schiumanti dal vento incitati. Approda, relitto, su rene deserte; dall'onde scagliato su approdi incantati: vi indugiano, esangui, l'alme ferite, dal soffio di un bacio sfiorate e tradite. Nel glauco infinito d'oceani amorosi si perdono, folli, tra ninfe e marosi. ALBA |
L'attesa S'agita il pioppo, scosso nell'aria: ogni suo ramo pare sconvolto e geme battuto dai crolli del vento. Nubi ricolme rabbruzzano l'aia; mormora il bosco che oscilla contorto. Dal campanile rintocca un lamento. Gorghi di foglie frusciano in cerchio l'anatra, inquieta, pencola appresso. Lungi dal monte s'ode un rimbombo. Cigola, freddo, su la fune il secchio; oltre il profilo del nero cipresso frulla, nel buio, un bianco colombo |
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