Alberto Angelici
Alberto Angelici è nato a Bologna  nel 1950, vergine ascendente leone.  Compie  studi classici, seguiti da 6 anni di giurisprudenza.
Al termine, dopo una parentesi lavorativa di otto mesi a Parigi, si trasferisce  in Canada per cinque anni. Attualmente vive con la famiglia nella campagna bolognese, si occupa  di tecnologie   legate ai computer in un'azienda locale. Scrive fin dall'età scolare, principalmente racconti brevi e note di viaggio, saltuariamente poesie, sull'onda di emozioni forti. In oltre dieci anni di frequentazione del web, ha collaborato  e ancora collabora con numerose riviste letterarie, di viaggi  e a tema gastronomico, occupandosi anche  di specifiche rubriche e pubblicando oltre duecento articoli. Sue poesie  sono state pubblicate nel 1997 e nel 2001 sui volumi
antologici della Golden Press di Genova. Negli anni tra il 1970 e il 1975 collaborò attivamente con l'Editrice Vallecchi di Firenze firmando un certo numero di articoli per la testata Diana Armi.
Nel 2005 ha partecipato con 8 sue poesie alla manifestazione bolognese "Arte e Portici". Vincitore nel mese d'agosto 2006 del Premio letterario "Albori", Premio Speciale  per la sezione narrativa inedita con il racconto "Dal nulla, una piuma".
Premiato ad Empoli il 23 settembre 2006 con Diploma di merito per il  Premio letterario Città di Empoli Domenico Rea con il racconto "Metti, una sera, un bimbo a cena". Presente nell'antologia di poeti bolognesi "Cinque anni dopo il duemila" edito da Giraldi Editore- Bologna, novembre 2006
 

I suoi racconti

La proprietà letteraria è dell'autore. Ogni riproduzione è vietata.

 

QUANDO SEI LONTANA NUDA MAO CICCETTI FANTASIA DI UNA REALTA: IL MIO PINOCCHIO UNA RUOTA CHE GIRA  TALPE E NUTELLA VERSI PAZZI  Milano  Tela di ragno RIGHE DI BIMBO
PANE, PIETRA, FUOCO LACRIME di PIOGGIA PETALI DI CARCIOFO ICONA SACRALE A LETTO haiku Festa_ Armonie Muschio  SCHIUMA_
 DELLANIMA_
CLOCHARD Ancora_una_
volta_autunno_
               

 

 

Da un po', frammenti di pensieri antichi trasudavano dalla spugna  di un passato cui MAI  fu  consentito d’esser davvero tale.

Versi incompleti sfarfallavano dentro, si prendevano gioco di me,  sparivano tra le dita del cuore, ritornavano sulle labbra della mente ma ... non si lasciavano mai prendere.

Ora ci sono, sono qui, non possono fuggire

 

 

 SCHIUMA  DELL'ANIMA

 

Scoppiettìo vivido

d'un  fuoco d'artificio,

carattere sanguigno

che ad ogni istante

avvampa

nel calore di un cuore,

nel colore dei capelli.

 

 

L'umore vola a rondine,

può accadere,

cattura

lontano un sorriso,

sì,  può accadere.

 

 

A un tratto precipita e

sull'onda  di un pensiero

tutto ingoia

 e  alle labbra ruba

parole e vita.

 

 

In fondo,  nascosto,

un fragile sentire

freme,

raspa emozioni.

 

 

Gonfia,

 la schiuma dell'anima

 

 

 

 

CLOCHARD

 

Seduto

 a fianco di me stesso

osservo chi mi scorre accanto

e a quegl’occhi  brandelli d’emozioni note

o il segno di altre mai vissute

rubo.

 

 Sdraiato sul  foglio di cartone

alzo antenne nascoste e

viaggio.

 

Nei  corpi che attorno premono

e s’affrettano frugo, analizzo e

rubo.

 

In gara con il tempo, nell’illusoria cerca del di più

In teso affanno corrono e s’ingolfano,

per  conquistare fumo o ancora meno.

 

L’opera dei maghi si conclude nell’occulto

rendendo irrinunciabile ciò che fino a quell’istante

era per molti totalmente ignoto.

 

Orizzonti artificiali, fantasmi di sicuro,

            a salvaguardia di un millantato dio mercato.

 

Necessità nuove, simboli golosi, prestigiosi!

Stirano le bocche, allontanano i sorrisi

generano stress ma suscitano fiato

all’invidiosi.

 

Dal basso e non dall’alto molto più si vede,

a differenza di quello che si crede,

quando è all’uomo che guardiamo,

 non ai luoghi.

 

Così la prospettiva può mostrare

la pochezza di chi si sente grande

e la grandezza vera

dell’umile modesto 

 

 

 

Alberto Angelici, novembre 2004

 

Festa

 

ripenso alla giornata

con gli amici,

rivedo quelle ore,

risento nelle ossa

l'impegno d'esser là

ad anticipare

desideri e

necessità

 

Ritrovo

leggerezza in tanti volti

chiari nel sorriso,

il profumo dei buffè

e i colori

e l'assembrarsi

di spalle chine

su piatti

e fiamminghe.

 

Amici antichi,

(c'era chi con me

fece un dì la cresima),

amici nuovi,

amici degli amici

or loro stessi

amici.

 

Patrizia che legge,

nel calare del tramonto

scintilla il leggio

ai raggi di  uno spot

che le ho allacciato

in fronte

occhio di luce

che ad ogni mossa

sciabola all’intorno

marcando

ogni parola.

Svolazzano le pagine,

non vogliono star quiete

e

al soffio della brezza

come  farfalle

albine

si posano

sull'erba.

 

Bonetti è ovunque,

vitale,  birichino

sorridente,

lo sguardo luccica

ironico, non

si ferma mai.

 

Vladimir rosseggia

e spicca la figura

mentre coglie

salame

zuppa coi fagioli

torta e

anche canoli

 

S'illumina al conoscere

Franco dell'Amore

romagnolo ironico

personaggio

amico.

 

Vlad musicista noto

Franco e' un impresario

si conoscono da anni

nel rispettivo nome

ma senza mai vedersi

Ora qui si parlano,

la bocca piena

di sapori vari

gli occhi  pieni

di sapersi lì.

 

Tanti e tanti

quasi sessanta

volo da uno

e parlo con un altro

sento di storie

colgo barzellette

presento quello all'altra

ed altri ancora

a chi vedo fermo e zitto

ai margini del prato.

 

Quando il tramonto

scende

e si fa fresco

le donne chiedono

e si trasmigra in sala.

Voci su voci

bottiglie  si sposano

ai bicchieri

gruppi si formano

si sciolgono

e

altri si rifanno.

 

Sguardi che

interrogano

cercano perchè

anime che affiorano

chiamate

dal profumo di

un’atmosfera bella.

 

Mauro

abbraccia

la chitarra

chiama le sue

note

le pizzica leggere

volano  nell'aria

sposano le voci.

 

E' tempo per Mataro

di offrire canti antichi

ad una voce piena

calda di sentori.

 

Emilio

musicista

che studia l'anima

e la mente

lo accompagna

abile

alla chitarra,

gioia per chi

lo sente

 

Magia di suoni

umani e strumentali

ancora una volta

sposi

per rinnovare

un'armonia

creare pace

condire

il cuore

con il ragù

più audace.

 

 

 

Armonie

 

Larghi ventagli bagnati

segnano scuri

 i ciottoli del viale.

 

Una frotta di tortore

becchetta

tra  rose sfiorite

e

sirene

 

  

All’ombra alta dei pioppi

due farfalle

ondeggiano

leggere

come virgole di un tema

in divenire.

 

 

Agosto 2006

 

 

 

Muschio

Muschio

sulle vecchie pietre,

fitto, denso

come  damasco di seta.

 

Ad ogni passo

il verde apre a nuovi particolari.

Compaiono palme minuscole

e stelline  e sferule su lunghi steli

sottili come peli.

 

Creature  leggere solcano

il verde in ogni direzione,

anch’esse verdi

e indaffarate.

 

Resto li’,

il naso a un palmo

Osservo

e penso.

 

Penso e mi sento guardone,

come un uccello in volo

sospeso

su di  un piccolo mondo

che non sa

di essere piccolo.

 Settembre 2006

 

 

 

haiku

Rosa nel grigio

Umido vento.

Nuvole  rosa nel grigio

portano neve

 

 

Mimma

Lieve la penna,

 voce d'argento scorre

 al cor di Mimma

 

 

Haiku natalizio

 

Archi pacchiani

 brillano nella foschia,

luci delle festilenze

 

 

 

Gazze

Nel latte grigio

di un'alba stenta

volano psichedeliche

 le gazze

 

 

 

 

 

 

 

Ancora una volta autunno

 

Piove acqua gelida

sulla campagna,

s’accucciano i colombi  sotto i cornicioni

e il cielo è nero, opprimente e cieco.

 

Raffiche selvagge strappano

alle piante

manate di foglie  grinze come ottuagenarie

e le sbattono sulla faccia dei passanti.

 

Altre foglie ancora,

aderiscono

come mani mutile ai vetri delle auto

e alle carrozzerie umide.

 

Restano incollate lì,

non scendono,

                 estemporanei découpages

                       di un artista di strada

 

 

 

 

ICONA SACRALE

  

Come a teatro la luce

s’attenua

e  nella sala  scivola il buio

così, ma al contrario,

un’alba rosata

produce  pian piano

i contorni,

 ingoia la notte.

 

Nel letto coperto di bianco

un caldo fagotto

ronfa e borbotta.

 

Dal lembo scomposto

un ciuffo soltanto,

la punta del naso,

una palpebra stesa.

 

Compare una mano,

decisa trattiene il tessuto,

lo stringe sul  mento.

Un’icona sacrale,

sarebbe,

se fosse d’argento.

 

 

21 novembre 2006

 

 

 

 

 

A LETTO

 

 

 

Al lieve tocco dei piedi

rispondono i suoi

 premendo  sui miei.

 

Sulla coperta due mani

si cercano, scivolando

si trovano,

s’intrecciano.

 

Nel buio della notte

dorme

l’anello dei

corpi.

 

21 novembre 2006

 

LACRIME di PIOGGIA

 

Stanche gocce di  pioggia

 bagnano lente  sul vetro

il riflesso del tuo volto.

Rigano le tue guance

come lacrime

di un segreto pianto

silenzioso.

 

 

Fissando il tuo viso

mescolato a  quella luce grigia,

sento piu' lontani

i giorni di Hora quando,

guardandomi negli occhi,

 sorridevi.

 (1997)

 

 

 

PETALI DI CARCIOFO

 

 

Piove,

sull'asfalto scosceso.

 

  Cola veloce l'acqua,

 con curve sinuose

e strane.

  

 Come  neri petali 

di un immenso

carciofo  liquido

srotola, scivola,

  abbraccia il catrame

  

poi

s’assottiglia e scompare,

ingoiata da un  chiusino

  ingordo

e

indifferente

 

novembre 2003

 

 

 

RIGHE DI BIMBO

  

Un'alba rovente

ha tinto

di fuoco rosso

l'orizzonte

e di viola.

Pare che Bologna  bruci

tra i carboni ardenti

d'un bivacco

di giganti.

 

 

Nel cielo di smalto danese

aerei invisibili

tracciano

altissimi

bianche righe

di un quaderno

di bimbo.

 

 

 

 

 

PANE, PIETRA, FUOCO

 

Come sfere di mille specchietti

che in discoteca

lampeggiano di musica,

tu offri a noi

volti sempre nuovi,

mutevoli e vari, spesso ignoti.

 

Dolce e tenera, poi ombrosa e chiusa

cambi d'un tratto

e sorrisi di bimba trasmuti

in lucide pozze

di pianto.

 

Annina cara, inarrivabile creatura,

pane e companatico di vita,

come un segno d'orizzonte

è l'animo tuo

che a volte vieta ch'io comprenda

e davanti a me schivo arretra

e si rifiuta.

 

Calma sei e compassata anche,

poi nel momento ch'io meno intendo,

scatti e mi rintuzzi

e della pietra mostri la durezza piena.

 

Attendo e non m'adombro

(se lo posso!) e come fuoco privato della fiamma

ma che il calor non ha smarrito,

dolce ritorni e calda,

Annina mia ...

 

 

Marzo 1996

 

 

 

 

 

 

 Milano 

  

Nella parte fredda del letto

i miei piedi  scoprono

l’assenza dei tuoi.

 

 

 

 

Il silenzio notturno 

non mi porta il tuo respiro

se per cercarti

trattengo il mio.

 

Gennaio 2002

 

 

Tela di ragno

Guardo salire l’aurora

attraverso

una tela di ragno

tesa fra le rose del giardino.

 

Il sole si leva

dietro i filari di prugni,

mutano le ombre,

prendono vita i colori.

 

Mille sottili esagoni

palpitano nell’aria.

Sembrano cambiare

posizione e natura,

 

acciaio ai primi albori,

poi argento,

bronzo

infine oro

sfavillante e liquido.

 

Ai limiti del dedalo geometrico

passa un ragno nero.

Con aria da padrone.

Scivola in diagonale,

sosta un istante,

arretra

poi scompare

in un cartoccio di foglia.

  

  

Ottobre 2002

 

 

 

 

QUANDO SEI LONTANA

Nella parte fredda del letto
i miei piedi  scoprono
l'assenza dei tuoi.


Il silenzio notturno
non mi porta il tuo respiro
se per cercarlo
trattengo il mio.
 
NUDA

Dove l'onda   si scava la sede
scende Marina
impacciata e nuda

Piccoli piedi s'accostano,
premono
e  portano all'acqua
impronte  curiose

Al ciglio del fiacco raspare
restano
trine preziose
tra sabbia e conchiglie

 

 


 

MAO CICCETTI

 Ai margini del prato
Mao Ciccetti, gatto soriano,
osserva immobile
due passeri lavarsi  a capriole
sul terreno.

E io osservo lui.

Teso, vibrante, attento,
offre il profilo sferico
dei grandi occhi liquidi
color moscato.

La punta della coda
freme
mentre s'abbassa sulla pancia
  e pure le vibrisse.

Avanza lento
come leone d'Africa,
soltanto un po' più  piccolo.

Ora si decide, già lo sento,
e infatti scatta,
spicca il balzo
ed una zampa scaglia
a unghie estratte…

…appena un pelo dietro ai due
che se ne vanno in volo.

Rimane impietrito, Mao,
il collo arcuato  e steso,
a osservare gli uccelli scomparire in cielo.

Resta così per un momento lungo
poi si gira, guarda fisso a me.
Mi guarda  e non fa un gesto
ma il suo bel muso dolce
sembra che dica:

" No,  non e' davvero giusto
che loro  possano volare
e che io debba starmene quaggiù,
qua sulla terra!"
 

 

 

 

 

 

TALPE E NUTELLA

Nel  verde del prato

le talpe eruttano terra scura

 come nutella.


Una lepre zampetta

 ai bordi della vite

e silenziosa

fruga col muso

nell'erba alta

 

FANTASIA DI UNA REALTA': IL MIO PINOCCHIO

Sottile come spada il naso protende
nella scarsa luce della sera.
Inconsueto e lungo
domina d'insperata armonìa
morbidi tratti di bimbo.

Alla bonomìa evidente di quel viso
l'immobilità non è di detrimento
né le piccole orecchie rosse,
ed anche gli occhi, fissi al davanti,
sembrano vedere tutto
e seguire ogni spostamento.

Il busto appare tozzo, in alto sul gradino,
ha un'aria ambigua e molto dignitosa,
solenne, paciosa e
attenta al portamento
che l'incarnato accentua, scuro sul viso,
e gli anni l'han segnato e il sole e il vento.

Lo guarda spesso, da quando e' in quella casa;
si scopre ad indagare
l'impercettibile variare nella flemma,
dovuto forse, (ma forse non soltanto, che vi pare?)
al mutare casuale d'ombre e luci del di fuori.

Fu empatìa la sua, davvero al primo sguardo,
un giorno, quello sì,  da ricordare,
in un passato ancor presente
ai nostri cuori,
per le strade anguste d'un borgo di Maremma.

Nella foschia della calura estiva,
le pietre chiare del paese medievale
e l'anziana cinta,
si mostravano nei toni più variati
di un grigiore già autunnale,
immagine sfumata, quasi irreale,
in cui l'autore ogni altra tinta
volle snobbare.


Appena superato il ciglio smusso
d' un vicolo sotto il maniero
sentì sul viso il peso d'uno sguardo fisso.
Alzò sorpreso gli occhi, cercò, e lo trovò li', fermo,
assiso all'architrave grosso e nero
di un negozio che da millant' anni era dismesso.

Il primo impulso fu per scoprire.
"Ma tu, fammi capire,
che mai ci fai, lassù seduto, o poveretto?"
Le linee del volto erano d'uno
che s'e' appena levato dal suo letto,
rilassate e quiete, e per rispetto
trattenne ogni commento
ma lo intuiva solitario, magari mesto.


All'ondeggiare dolce di una tenda
che cambiò la luce
lui fu sorpreso dall'enigmatico sorriso
che ripago' del suo silenzio onesto
suggerendo un animo gentile, forse poetico.

Rimase fermo a lungo ad osservarlo,
a chiedersi chi fosse e gia' intuiva
che anche lui guardava, lo studiava,
pur se non mosse.
Colse l'assenso, in occhi tondi come borchie,
fors'anche un muto appello e,
complici i pioli di una scala appesa,
lo portò via con sè fino a Bologna.

Ora sta lì, dietro le spalle,
nel fresco dello studio, sull'angolo piu' alto,
tra volumi di storia e vecchie tele
in attesa di una cornice acconcia,
braccia e gambe a penzoloni,
un piede basso, l'altro un po' rialzato.

Ruotando il viso il tratto intende,
marcato nella debole penombra
di una solitaria luce che
dal calore esterno lo difende.


Lo guarda di sottecchi mentre scrive;
da quell'angolazione spicca,
al dorso scabro e un po' bombato,
il gancio arrugginito che lo teneva eretto,
ironico vessillo ormai obsoleto
d'un opificio antico, del passato.
Non sa neppure definirlo suo,
quel bel Pinocchio,
tanto lo sente vivo e degno di rispetto
come le altre creature della casa.

Seduto al suo picì
gira di scatto il capo, lo tiene d'occhio
per cogliere una mossa da quel legno.
Sa quanto sia ridicolo il suo agire
e quanto mai indegno,
ma ad esso cede
e accetta d'affidarsi (o non lo vede!)
ad un istinto che quasi mai lo può tradire.

Che male c'e', si chiede, che c'e' di strano
se come Carlo Lorenzini allora,
(ossia Collodi)
sembra di avvertir l'animo umano,
anche a lui ora,
di quel vecchio ragazzino di castagno?

 

 

 

UNA RUOTA CHE GIRA


Era
alta, bella
vivace, sicura di sé
ed io bambino.

Ieri
m'è apparsa piccina,
fragile, smarrita
ed io gigante.

Sete
di vita avrei per lei
ma al tocco della mano
solo sentivo ossa
in cerca di morte.

Mia madre

 

 

 

 

VERSI PAZZI

Ho dentro un rimescolo,

un rimescolo folle.

 

Indubitabile

imprevedibile

insopprimibile

indiscutibile

sgrammaticabile

 (cazzo dici?)

insospettabile

irrealizzabile

incomprimibile

imperscrutabile

inconfessabile

inopinabile

insormontabile

ineffabile

superlavabile

( che sia una vernice???)

incomprensibile

irraggiungibile

 intramontabile

incommensurabile

irrefrenabile

irreversibile

inimmaginabile

 inspiegabile

insostituibile

impilabile

(ma va!  Cos'e', un libro??)

inoffensiva

tardiva

primitiva

ma

giuliva

corrosiva

lasciva

superlativa

cagiva (cagiva? Ma se e' una moto!)

esplosiva…

(ah... questa va bene!)

 ...VOGLIA DI TE!!!!!

 

 

Luglio 1997

 

 

 

La proprietà letteraria è dell'autore. Ogni riproduzione è vietata.

 

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